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giovedì 10 gennaio 2013

RADICALI: BELTRANDI E SEGNERI, MARIO MONTI APRA LA COALIZIONE

 
Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Il Professore Mario Monti, in risposta a chi lo ha accusato  di essersi ormai condannato a fare la stampella del Pd, ha espresso in modo netto e chiaro la sua disapprovazione a tale lettura: «Io non faccio la stampella di nessuno». Bene. Ma perché questa frase così limpida possa effettivamente trovare riscontro anche nelle scelte e nell’azione politica della coalizione montiana, allora - arrivati a tal punto del percorso elettorale, ormai giunto in una fase assai avanzata - la strada che Monti ha la possibilità di intraprendere è una ed una soltanto: quella di recuperare la visione politica di Alcide De Gasperi e la conseguente strategia di alleanze con le forze laiche e liberali. Il Presidente Monti, infatti, non può dimenticare che, nel 1948, il leader della Dc di allora, sia per battere alle urne il Fronte democratico popolare di Pietro Nenni e di Palmiro Togliatti sia per avere la prospettiva di poter governare in maniera stabile dopo il responso delle urne, costruì un’alleanza ampia con le forze laiche e liberali in generale e con i social-democratici di Guseppe Saragat in particolare. Le prossime elezioni politiche, quindi, per necessità riformatrice e per la notevole influenza determinata dalle questioni internazionali, per gli schieramenti in campo e per la prospettiva europea, potrebbero diventare assai simili a quelle del 18 aprile 1948. Non a caso, lo stesso leader di Italia Futura, Luca Cordero di Montezemolo, lo scorso novembre ha affermato in modo inequivoco: «Il voto del 2013 è importante come quello del 1948». Ma la scelta di De Gasperi, nel 1948, non fu quella di chiudersi nel recinto della Dc, ma aprì la propria coalizione ai Liberali, ai Repubblicani, ai socialisti democratici di Saragat che superarono il 7% dei voti. All’epoca c’era la sinistra dell’asse Nenni-Togliatti, oggi, facendo tutte le differenze del caso e i distinguo necessari, abbiamo il corrispettivo asse Bersani-Vendola. Per essere politicamente competitivo rispetto alle altre coalizioni in campo, Mario Monti ha una sola strada da percorrere, quella di De Gasperi. In altre parole, per non finire con il fare la stampella del Pd, il Presidente dimissionario può soltanto tentare di accogliere nel proprio schieramento politico altri alleati che riproducano il campo liberal-democratico del leader democristiano nel 1948.  Ci riferiamo alla Lista di scopo “Amnistia, Giustizia, Libertà” promossa dai Radicali, alla lista “Fare” di Oscar Giannino e, forse, anche ai Socialisti democratici del Psi di Nencini. Insomma,  siamo d’accordo con Montezemolo che, in quella intervista del novembre scorso, aggiunse: «Le elezioni del 2013 saranno l’appuntamento più importante per questo paese da quelle del ’48. Voltare pagina si può. Nessuna maledizione ci condanna se non saremo noi stesso a volerlo. Mettiamoci al lavoro, mettiamoci insieme, lavoriamo e crediamo nel futuro». Marco Pannella ha scritto una lettera a Mario Monti, noi aggiungiamo questo ulteriore aiuto affinché vi sia una risposta in tempi brevissimi”.

Marco Beltrandi - Pier Paolo Segneri