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domenica 2 gennaio 2011

Numeri utili 2: Università

Sulla questione universitaria un post di Paolo Allegrezza e una riflessione di Antonio Saggio.

Alcuni dati utili ad inquadrare la questione universitaria. L'Italia investe in educazione terziaria (università, dottorati, master, ecc.) lo 0,7 % del Pil a fronte dell'1,1, di Inghilterra, Francia e dell'1% della Germania. Circa il 30% di meno. Tuttavia, il nostro paese non produce solo il 30% dei laureati in meno, ma il 50% (fonte, Luca Ricolfi, Illusioni italiche). Roberto Perotti nel libro del 2008, L'Università truccata, aveva già dimostrato come la spesa universitaria italiana per studenti frequentanti è una delle più alte al mondo. La conclusione è che l'Università italiana avrebbe bisogno prima di una seria riforma che elimini inefficienze e rendite (penalizzare le sedi peggiori per qualità della didattica e della ricerca), in un secondo tempo di un aumento dei finanziamenti.
p.a.

Leggo con interesse i numeri desolanti. E mi associo al commento. A volte viene un poco la disperazione. L'università italiana si è andata progressivamente distruggendo in un processo circa quarantennale. Ogni nuovo passo, apparentemente plausibile in sé, in mancanza di un insieme di coerenze è divenuto follemente peggiorativo! Ne enumero qualcuno:
- la liberalizzazione degli accessi anni 70, risultato grandi numeri ma niente personale né strutture qualificate.
- riforma universitaria anni 80, ope legis de facto per ex borsisti assunti sl 99% in ruolo intasando per due generazioni il reclutamento Contemporaneo svuotamento di significato del dottorato (non prevedendo alcun serio canale privilegiato nei concorsi e obbligando i giovani dottori ad accodarsi a tutti i ricercatori o associati promossi vin precedenza!).
- Anni novanta e Riforma Berlinguer. Disattesa ogni serietà al concetto di valutazione e a quello di economia, sostanziale scadimento della educazione universitaria con la norma dei concorsi locali con addirittura tre vincitori per posto. Questa regola, attraverso gli incroci baronali di favori tra sedi, ha creato facoltà universitarie che sono ricettacoli di famiglie locali con percentuali di omonimie di cognomi che superano il 50%.
La recente "riforma" ha alcune regole non errate per principio, ma inserite in un quadro già moribondo saranno sicuramente peggiorative! Per esempio, in tutto il mondo che conosco i trentenni hanno contratti privatistici per sei anni e solo dopo fanno i concorsi per essere di ruolo. Ma in Italia già adesso i ricercatori di ruolo in discipline competitive scappano, immaginate ora che non hanno neanche il ruolo e guadagnano 1500 euro quando all'estero il
Minimo è 3500! E' solo una delle osservazioni, lasciamo stare il taglio dei fondi, o l'ancora maggiore accentramento di
potere agli ordinari.
Purtroppo in un processo di decadenza di 40 anni, credo che sia proprio il principio della riforma democratica e "negoziata" che non funzioni più. Vorrei Napoleone che si riunisce tre giorni con gli esperti e ridisegni tutto daccapo! E poi con le guardie lo Imponga cominciando con togliere (come Napoleone fece!) tutte le cariche ai baronetti, rettori, presidi e direttori che sono quasi sempre i custodi di interessi di famiglia invece che di Stato!
E' una utopia certo, ma è difficilissimo dire qualcosa di vero se no. Saggio vuole che si
metta a tutela l'università, direte voi. Forse si, in ogni caso non vedo come le regole sin qui seguite dalla politica abbiano prodotto alcunché di positivo.
Naturalmente, in molti resistiamo con qualche dignità e forse anche utilità per i nostri allievi. Anche io cerco di farlo, cerco di non offendermi troppo per gli sgarbi personali e generali e cerco di lavorare con più serietà e più amore per questo lavoro che posso.

Antonino Saggio, professore associato Sapienza, U. Di Roma Architettura