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venerdì 4 giugno 2010

Roma: cercasi classe dirigente

E’ ora che i riformisti battano un colpo nella capitale. Finora le uniche letture critiche del “Modello Roma” sono venute dal fronte della sinistra tradizionale. Contributi seri che, però, rimangono nei limiti delle vecchie ricette anti-mercato e pubblico-centriche. Avanti di questo passo la prossima candidatura alle comunali 2013 rischia di essere egemonizzata da Vendola e Di Pietro. Magari accompagnata da una mossa a sorpresa priva, questa volta, delle stimmate liberali dei Radicali.

Il Pd, da parte sua, naviga in pessime acque, con il segretario regionale Mazzoli (dalemiano) dimissionario e in corso la solita guerra tra gruppi. Servirebbe un salto di qualità che scaturisca da un’analisi senza rete delle luci e delle molte ombre del settennato veltroniano. Tuttavia, non si vede all’orizzonte nessuno in grado di volare alto. Non i vari Gasbarra, Zingaretti, Montino, Marroni, stretti tra la difesa dei propri interessi di ceto politico (indicativo il rifiuto alla discesa in capo dei primi due in occasione delle recenti regionali) e il ridotto appeal. Qualcuno ricorda un’editoriale sull’Unità, un’intervista non banale, una presa di posizione non paracula di uno di questi esponenti del Pd romano?

Anche il migliore del gruppo, Nicola Zingaretti (nella foto), non si distingue mai dal birignao piacione alla Rutelli. Per questo a molti è sembrata tutt’altro che peregrina l’accusa di viltà lanciatagli dal sindaco di Firenze dopo la sconfitta della Bonino. Il settennato veltroniano ha fatto tabula rasa della politica, sostituita da un’accorta gestione degli eventi. E ora nessuno sa da dove ripartire. Eppure le condizioni per pensare ad un nuovo progetto ci sarebbero tutte. Il consenso della destra appare tutt’altro che solido, come ha dimostrato la sonora smentita subìta in aprile da Alemanno, mentre tutte le questioni più importanti rimangono aperte. A cominciare dalla mobilità, vera emergenza per chiunque voglia misurarsi con il governo della capitale. Ma ci vogliono scelte coraggiose e anti corporative, lontane anni luce dalla sciagurata mediazione messa in atto da Veltroni nel 2006 con i tassisti. Servizi di livello europeo e meno macchine in circolazione. Una missione che necessita di una classe dirigente. Al momento nessuno l’ha vista.

P.A.