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sabato 29 dicembre 2012

LA CRISI E LA PAURA: UN COMMENTO DI PAOLINELLI

Ho l'impressione che nelle analisi della crisi manchi la consapevolezza di un dato sociale fondamentale: la paura.
Per rilanciare un'economia ci vorrebbe entusiasmo, pulsione creativa verso il futuro. E' la sola condizione perché tanti accettino il rischio di intraprendere, quindi creare lavoro, sviluppo, crescita. Ma non accade. Nonostante i finanziamenti di ogni tipo si chiudono le imprese esistenti e non se ne aprono di nuove. Le condizioni in Italia sono difficili, è vero, chi ha voglia di fare è martoriato da burocrazia, professionisti, fisico. Ma è sempre stato così e nonostante ciò le imprese si facevano. Oggi c'è qualcosa di più, c'è la paura. Ed è comprensibile, infatti, l'età media degli abitanti aumenta, le incertezze aumentano, la diffidenza aumenta, la stanchezza aumenta.
Sono dominate dalla paura tutte le categorie sociali, gli occupati, i pensionati, i professionisti, i politici, gli imprenditori assistiti, tutti terrorizzati dal perdere le piccole o grandi sicurezze che hanno.    
Il nostro, come forse anche altri, è, di conseguenza, un paese in stato di paralisi emotiva e culturale, e non sono le sfumature di una o dell'altra politica che potranno sovvertire questo dato. Infatti per la tanto invocata crescita il problema non è più il come, ma il chi.
Come ho detto in altre occasioni, per superare questa condizione è necessario prenderne atto. Solo sapendo da dove parte qualcuno potrà avere il coraggio di ricominciare.
 
f.p.