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giovedì 9 dicembre 2010

La letteratura dell'osceno


Aldo Nove, con "La vita oscena" ha scritto un libro che ci mancava. Mai finora la letteratura italiana aveva rappresentato con tanto nitore il nichilismo contemporaneo, la mercificazione delle relazioni su cui sembra impastarsi quest'ultima stagione della post contemporaneità. Merito di Nove è di avere rifiutato il facile bellettrismo consolatorio di tanti suoi contemporanei in nome di un realismo straniato e sperimentale che deve molto alla lezione di Balestrini. Tanto per fare nomi, una strategia letteraria opposta a quella dei Piperno o delle Mazzantini, incapaci di andare oltre gli scontati sentieri del romanzo borghese. "La vita oscena" è un romanzo di formazione che narra la discesa agli inferi condita di alcol, droga, sesso compulsivo di un giovane io narrante. Siamo nell'Italia degli anni '70 - 80, identica a quella di oggi. In un paesaggio urbano indifferente e disumanizzato in cui la funzione del comunicare ha perso ogni potenzialità. Il protagonista si inabissa in un percorso autodistruttivo che lo porta a sperimentare l'annullamento totale di sé nel consumo. Droga e sesso diventano così i due idoli di una progressiva discesa nell'abisso dell'incoscienza. Fino alla bellissima scena finale della rinascita dal martoriato ventre materno di un doppio nel cui "sguardo vidi tutta l'ansia tutto l'orrore tutta la speranza tutto l'amore tutta la rabbia tutta l'impazienza tutto il desiderio che nel corso degli anni avevano attraversato il mio cuore". C'è molta pornografia nel libro. Raccontata come una sorta di potente narcotico in grado di lenire le fitte dell'angoscia. E' un tema tutt'altro che raro nella narrativa italiana contemporanea. Dall'intrattenimento frivolo di una Melissa P., ai rifacimenti sadiani (quanto sterili) della Santacroce, alla pornografia come allegoria del consumo e della perdita di senso di Scarpa (Kamikaze d'occidente)e, appunto, di Nove. Un tema che però necessita di un forte filtro stilistico in grado di decontestualizzarlo, secondo la lezione delle avanguardie novecentesche. Da tutto ciò, dalla coraggiosa disamina del presente condotta con la forza "aperta" e dialogica dell'allegoria può ripartire una nuova ondata della letteratura italiana definitivamente riscattata tanto dal richiamo dell'idillio quanto da quelle, sempreverdi, della fuga dal mondo.
p.a.