Deludente intervista oggi al Corriere di Andrea
Riccardi, attuale ministro per la cooperazione e fondatore di
Sant'Egidio. Alla domanda su chi sceglierebbe tra Alemanno e
Zingaretti non ha trovato di meglio che dichiarare di non credere ai
salvatori della patria e aggiungere lo stantio elogio della società
civile contrapposta alla politica ("la Roma delle professioni è
molto ricca"). Perché mai un candidato di destra o di sinistra
debba essere considerato un salvatore della patria e non un semplice
candidato da valutare sulla scorta dei programmi, è un mistero. Così
come lascia il tempo che trova il richiamo al mondo delle professioni
privo del conforto dei nomi. Unica eccezione indicata da
Riccardi il procuratore generale Giuseppe Pignatone, magistrato
illustre, ma estraneo alle vicende romane. Ma la considerazione che
lascia più stupiti è un'altra. Dovendo citare un modello di
Sindaco, Riccardi fa il nome di Gulio Carlo Argan, primo cittadino
romano tra il 1976 e il 1979. Figura autorevole, certo. Ma non un
campione per l'efficacia dell'azione amministrativa (in specie
in campo urbanistico). È allora perché non ricordare Petroselli che
la sua autorevolezza se la conquistò sul campo ? Basti ricordare Tor
Bella Monaca, una delle poche operazioni edilizie non speculative mai
compiute a Roma. Oggi ciò che serve non è un'icona intellettuale,
ma un Sindaco, e una classe di governo, coraggiosi. In grado di dire
no ai mille appetiti concentrati sull'agro e rendere almeno decenti i
servizi pubblici individuando nuovi modelli di gestione alternativi
al pubblico uber alles caro a certa sinistra. E se
proprio vogliamo giocare alle icone, nonne troviamo nessuna migliore
del sindaco che per primo, e con successo, combatté la rendita
fondiaria. Ernesto Nathan.
giovedì 27 settembre 2012
giovedì 20 settembre 2012
Regione Lazio: Marziani a Roma
Renata Polverini sembra arrivata da Marte: “Non sapevo quanti soldi erano a disposizione del consiglio e dei gruppi”. La partitocrazia sembra sbarcata da Marte. Ma i marziani necessitano degli uomini e della loro energia per poter sopravvivere e rigenerarsi. In più, certe volte, sembra di vivere nel mondo di Matrix. Un mondo all’apparenza reale, ma che è – invece – solo un paravento per nascondere le verità. Siamo sprofondati nel campo del verosimile. Sulla prima pagina del quotidiano l’Opinione di ieri, come titolo di apertura, si leggeva: “Pdl Lazio: e adesso tutti a casa!”. Una esclamazione forte che dovrebbe scuotere le coscienze dei dirigenti politici del centrodestra e gli eletti del Pdl. Quello che è accaduto alla Regione Lazio meriterebbe da una parte molti passi indietro, dall’altra moltissimi passi in avanti. Servirebbero soluzioni drastiche, senza infingimenti, senza ipocrisie ma, soprattutto, servirebbe che qualcuno del Pdl dimostrasse di avere un po’ di coscienza. Intanto, il danno più grave, provocato dall’intera vicenda della Pisana, è l’ormai totale sfiducia dei cittadini nei confronti di questa politica politicante, autoreferenziale, bugiarda, omissiva, bolsa, parassitaria. La questione che è emersa dentro e fuori il Pdl non appartiene alla sfera della politica, semmai dell’antipolitica! Si tratta del sistema marcio della partitocrazia. Un sistema denunciato, spesso in solitudine, dai Radicali e dal Gruppo consiliare della Lista Bonino-Pannella “Federalisti europei”. A tal proposito, il capogruppo dei Radicali in Regione Lazio, Giuseppe Rossodivita, intervenendo in Aula nella seduta straordinaria del Consiglio regionale del Lazio, lunedì scorso, si è rivolto alla Presidente Renata Polverini, esclamando: “Da due anni e mezzo cerchiamo di portare a casa risultati per i cittadini del Lazio. Questa situazione non consente più di andare avanti: si facciano i tagli e poi si vada alle elezioni! Il suo assessore Cetica ha sempre espresso parere negativo alle proposte di tagli!”. Intanto, i programmi televisivi e di approfondimento se ne guardano bene dall’ospitare in trasmissione il Radicale Giuseppe Rossodivita o il consigliere regionale Rocco Berardo della Lista Bonino-Pannella. Gli autori e i conduttori dei talk show preferiscono ingannare i cittadini raccontando la storia rivista e corretta dal regime partitocratico piuttosto che restituire agli elettori quell’oncia di informazione necessaria per capire come stanno davvero le cose. In questa situazione, la fantasia è divenuta una necessità. Allora ho pensato che, forse, gli extraterrestri sono davvero sbarcati a Roma, alla Pisana. Ed hanno un obiettivo: l’azione di annientamento del genere umano attraverso l’annientamento della politica, dello stato di diritto, della democrazia, delle libertà e della legalità. I marziani hanno preso il sopravvento dentro il Palazzo e siedono anche nell’aula del Consiglio regionale della Pisana. E così, le parole di Rossodivita sono state rilanciate dalle agenzie di stampa intergalattica, ma non si sono perse nell’etere. Parole chiare che hanno sferzato l’aula della Pisana: “Sia chiaro una volta per tutte, la Presidente Polverini, la sua Giunta, i Gruppi Consiliari di maggioranza, in alcune occasioni con il concorso dei gruppi consiliari di opposizione, Radicali esclusi - come per la vergognosa vicenda delle Commissioni Speciali che hanno fatto lievitare il numero complessivo fino a 20, per spartirsi poltrone, posti, denari ed auto blu - hanno fino ad oggi operato nel senso opposto a quanto ora vanno dichiarando nel disperato tentativo di salvare la loro immagine”.
Pier Paolo Segneri
lunedì 17 settembre 2012
Matteo Renzi: il volto e la maschera
Tra
gli attori entrati a pieno titolo nella scena politica nazionale vi è
sicuramente Matteo Renzi. Un giovane. Con tanti meriti, diverse qualità
politiche e un bel po’ di furbizia a dargli man forte. Una furbizia,
però, che appartiene più ai vecchi metodi del sistema partitocratico che
a quel nuovo Umanesimo liberale di cui avremmo bisogno. La furbizia non
è una virtù, anche se in nel mondo guasto di oggi, soprattutto negli
ultimi anni, pare si sia imposta come una qualità di riferimento per un
gran numero di persone e dirigenti politici soppiantando l’intelligenza e
l’umano sentire. La cifra principale di Renzi è la furbizia. Almeno
questo appare dalla tv. Comunque, il sindaco di Firenze è sicuramente
una presenza scomoda per la nomenclatura del Partito Democratico e per
l’establishment che cerca di contrastarlo, non solo a sinistra. Ha avuto
coraggio a sfidare i vecchi dirigenti, ma chi si occupa della città di
Firenze mentre lui è impegnato con la testa e con il camper ad
affrontare la campagna elettorale per le primarie del centrosinistra?
Non è una scelta che infonde fiducia. E’ come se avesse sempre bisogno
di stare in campagna elettorale, invece che affrontare a tempo pieno il
difficile compito di governare un capoluogo di regione così importante.
Sono troppi anni che vediamo, davanti ai nostri occhi, sfilare una
classe dirigente di furbi, che accumulano incarichi di enorme
responsabilità e sommano ad essi ulteriori impegni, coccarde e
strapuntini. Questo “distrarsi”, infatti, rispetto alla fiducia ricevuta
dagli elettori fiorentini non gioca a suo favore. Con una tale
premessa, come possiamo fidarci? Insomma, Renzi è davvero una novità? Ad
uno sguardo superficiale, sembrerebbe proprio di sì, eppure c’è
qualcosa che traspare dalle sue presenze televisive che ci lascia
alquanto perplessi. C’è una distonia tra quanto Matteo dice e quel che
arriva allo spettatore tramite il suo sguardo. Come interpretasse un
ruolo che non corrisponde al suo vero modo di essere. Eppure, è bravo:
si esprime bene, sa fare le battute al momento giusto, avanza proposte
interessanti. Anche se fa spesso leva sulla demagogia, come quando
chiede il dimezzamento dei parlamentari senza rendersi conto che, così
facendo, dimezza quel poco di democrazia rappresentativa che ancora ci
rimane. E poi, soprattutto, ha scelto di stare nel campo unico e
trasversale della partitocrazia. Ma si tratta, ormai, di un campo secco,
desertificato, incoltivabile, non più edificabile perché colpito dal
virus di quella “Peste italiana” di cui hanno scritto e parlato i
Radicali e Marco Pannella. A mio parere, il cambiamento dell’attuale
sistema, che tanto vorremmo mutare, potrebbe concretizzarsi soltanto
attraverso una “rivoluzione copernicana”, cioè con un cambiamento dei
metodi, che dovrebbero essere necessariamente liberali, e dei
meccanismi, che dovrebbero essere democratici oltre che basati sulle
attitudini e le qualità delle persone. Insomma, la strada
liberal-democratica potrebbe essere quella che riuscisse a passare ad un
campo “altro”: dall’attuale campo unico della partitocrazia al campo
della Politica. Soltanto allora, forse, potremmo trovare un’alternativa
al pantano trasversale del Potere fine a se stesso. Il candidato alle
primarie del centrosinistra, lo sfidante di Pier Luigi Bersani, ha
scelto di stare tutto dentro al campo partitocratico, quindi non può
rappresentare una novità. Al massimo, si candida ad essere l’erede di
questo vecchio sistema di Potere. Con la variante anagrafica di essere
un giovane. Anche se, ad uno sguardo attento, appare già come un
giovane-vecchio. Quando Matteo Renzi passa in tv, infatti, la telecamera
ci trasferisce l’immagine di una personalità empatica, ma non
simpatica. Mi riferisco a quanto si percepisce dalla tv. Appare come un
furbo. Infatti, sul teleschermo, c’è una differenza tra simpatia ed
empatia: i protagonisti sono simpatici perché, seppur tra mille
peripezie ed eventuali travagli, anche quando sono detestati, ricercano
l’affermarsi di qualcosa di positivo, mentre gli antagonisti possono
essere empatici, cioè riescono a catturare l’attenzione del pubblico e
si fanno seguire lungo la storia, con una intensa partecipazione, anche
se perseguono un fine negativo e, speso, il loro obiettivo non è chiaro o
non è dichiarato. In altre parole, quanto dice ed esprime Renzi in tv è
spesso condivisibile, ma i sottotesti delle sue parole lasciano
intendere che lui non sostiene quelle cose perché le vuole realizzare
davvero, non crede in quello che dice. E’ come se fosse l’attore
sbagliato per ricoprire quel ruolo o quella funzione narrativa o quel
personaggio che si è cucito addosso. Matteo Renzi sarebbe più credibile
se fosse se stesso, se dicesse davvero quello che lui sente e pensa, al
di là della maschera che mette in scena. Insomma, se Renzi ha come dote
personale la furbizia, come appare in tv, allora dovrebbe cambiare
copione e difendere quel regime partitocratico che, ora, a parole,
afferma di voler sconfiggere. In altri termini, la sceneggiatura che
hanno scritto per Matteo Renzi è buona, ma l’attore è sbagliato per quel
ruolo. Si capisce che è un giovane-vecchio. Il futuro di cui abbiamo
bisogno è “altro”.
domenica 16 settembre 2012
Roma e l'euromediterraneo
Alberto Negri,
su il Sole 24 ore di domenica 16 settembre, cita alcuni dati noti ma
poco citati riguardanti l'area euro mediterraneo. Il Pil dei paesi
che affacciano sul mediterraneo, esclusi quelli europei, equivale a
1444 miliardi di dollari, il 2,5% di quello mondiale. Dal 2005 è
aumentato del 23%, il doppio della media mondiale. I 285 milioni che
vi abitano possiedono una ricchezza superiore all'India (1,1 miliardi
di abitanti) e alla Russia (140 milioni). Un ragionamento che un
recente Documento prodotto dal Partito Radicale non violento,
transnazionale, transpartito ha sviluppato al World
Urban Forum svoltosi dal 1° al 7 settembre a Napoli.
Dati che andrebbero ricordati quando si
ragiona del futuro delle nostre città affacciate sul mediterraneo:
Roma fra tutte. Le sue possibilità di crescita e di creazione di
ricchezza sono legate proprio a quanto avviene sull'altra sponda del
mediterraneo. A patto che riesca ad essere polo di attrazione per i
capitali e le giovani élites euromediterranee, dal Libano al
Marocco. Essere città accogliente, il che vuol dire lavorare sul
fronte dei servizi, della sostenibilità, dell'offerta culturale,
delle opportunità abitative per gli studenti. Pensare, piuttosto che
a nuove, disastrose espansioni edilizie come quella prospettata nel
quadrante nord ovest (Fiumicino) a programmi di recupero dentro la
città. E volare alto, magari attingendo al passato migliore di
questa città: dal progetto di Cederna ai Fori, ad un'idea di
produzione culturale dal basso sulle orme di Nicolini, ad interventi
sulle periferie sull'esempio di Petroselli. Forse allora Roma
diventerà città appetibile non solo per i tradizionali tre giorni
venduti dai tour operator. E intercettare lo sviluppo
dell'euromediterraneo.
mercoledì 12 settembre 2012
Seminario della Fondazione socialismo.
Segnaliamo un ciclo di incontri di studio sulla questioni delle questioni al vaglio della politica nei regimi democratici: è possibile domare la bestia della speculazione ?
Venerdì 14 settembre, alle ore 17, presso l'Università di Roma Tre
(ingresso di via Ostiense 139, Aula 4) Vito Gamberale introdurrà un
seminario sul tema "Il governo della finanza privata". Il seminario fa
parte di un ciclo organizzato dalla Fondazione Socialismo e dalla
Fondazione europea di studi progressisti (Feps) sul tema "Sovranità,
governabilità e crisi del debito" che si svolgerà nella stessa sede ogni
venerdì con gli interventi di Luigi Capogrossi (21 settembre), Cesare
Pinelli (28 settembre), Antonio Pedone (5 ottobre), Giuseppe Vitaletti
(12 ottobre). Il 19 ottobre si terrà la tavola rotonda conclusiva con
l'intervento di Gennaro Acquaviva, Piero Craveri, Giuseppe De Rita,
Giuliano Ferrara ed Ernesto Galli della Loggia.
giovedì 6 settembre 2012
Carcere: quanti morti ancora ?
Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Alcune
brevi notizie dal pianeta-giustizia: il 30 agosto si è tenuta la
grande “battitura della speranza”, segno della ripresa della
“campagna nonviolenta, in nome della legge e del popolo
sovrano”. Sono parole di Marco Pannella, leader dei Radicali,
che da anni porta avanti questa lotta politica e che, nei giorni
scorsi, al Tg 5, ha dichiarato: “Venticinque milioni di
cittadini sono oggi coinvolti da cinque milioni di processi penali e
cinque milioni di cause e procedimenti civili, siamo condannati
perché lo Stato si comporta in modo criminale”. Intanto, una
notizia del luglio scorso riporta l’attenzione sulla difficile
realtà del carcere di Reggio Calabria dove molti processi non si
possono celebrare per mancanza di agenti penitenziari che possano
essere impiegati al trasferimento dei detenuti dal carcere alle aule
dei tribunali. Giovanni Battista Durante, segretario generale
aggiunto del Sappe e il segretario regionale dello stesso sindacato
Damiano Bellucci, sulla situazione reggina dichiarano: “Nei
penitenziari calabresi la situazione è dunque sempre difficile non
solo per il sovraffollamento dei detenuti, che sono 3mila di cui 67
donne a fronte dei 1890 posti disponibili...” Sulla mancanza di
personale delle carceri calabresi riferiscono numeri sconcertanti:
“Agenti di Polizia Penitenziaria a Reggio, invece delle 199
unità previste sono presenti circa 175 agenti, a Locri l’organico
prevede 94 unità ma i presenti sono solo 65...”.
In
questi giorni, inoltre, si discute della presunta chiusura della Casa
Circondariale di Marsala. A tal proposito, alla riapertura dei lavori
della Camera l’on. Rita Bernardini ha depositato una mozione
riguardante l’equiparazione degli appartenenti alla Polizia
Penitenziaria con quelli di altre forze di Polizia, mentre
l’associazione “Detenuto Ignoto”, per iniziativa di Irene
Testa, insiste nella petizione per chiedere al Governo l’introduzione
del reato di tortura che in Italia ancora non c’è.
Pochi
gli agenti e troppi i detenuti: 45mila posti per 67mila detenuti; 9
milioni di processi arretrati, 10 anni per una sentenza definitiva,
170mila processi che cadranno in prescrizione, il 40% dei detenuti è
in attesa di giudizio da mesi o anni e quel che è peggio è che di
questi il 50% risulterà innocente. La Ministra Severino ha
recentemente risposto con il numero di 11.573 nuovi posti in nuove
carceri, il Presidente Giorgio Napolitano, invece, ha dichiarato: “E’
una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e
civile, è una realtà non giustificabile in nome della sicurezza che
ne viene più insidiata che garantita”, ma era il 28 Luglio
2011, più di un anno fa, durante un convegno dei Radicali.
Poco
spazio a queste notizie, che ci arrivano quotidianamente dal
pianeta-giustizia, e silenzio assoluto su tante altre come quella di
uno sciopero della fame che, in questa calda estate, ha coinvolto
oltre 30mila tra detenuti e personale carcerario per quattro giorni
quattro. E’ soltanto un caso che, nelle carceri italiane, in quei
quattro giorni, non ci sia stato alcun suicidio?
Sheyla Bobba
martedì 4 settembre 2012
Perché puntare sull'agricoltura urbana (2)
La seconda parte della relazione di Franco Paolinelli, sull'agricoltura sociale.
La creazione e gestione di
iniziative di agricoltura urbana, ovvero di aree nella quali, con
formule varie si pratichi dell’agricoltura, implica la
partecipazione di varie tipologie di professionisti ed imprenditori,
nelle seguenti fasi operative:
- Promozione;
- Organizzazione, progettazione e costruzione giuridico – economica delle iniziative;
- Progettazione fisica;
- Costruzione fisica del “giardino ad orti”;
- Manutenzione fisica;
- Conduzione, gestione giuridico - economica;
- Animazione;
- Gestione di servizi commerciali collaterali.
Dato in numero di ruoli necessari
l’indotto d’impresa e di occupazione può essere rilevante e può
coinvolgere figure imprenditoriali diverse e complementari.
Ho ipotizzato lo strumento
dell’Associazione / Club, come impresa per l’offerta e la
gestione dell’orticoltura urbana perché ritengo che possa:
- Rendere semplici la procedure per la creazione giuridico - economica delle iniziative;
- Garantire le proprietà dalla creazione di vincoli di difficile estinzione;
- Fruire di una consolidata normativa di settore;
- Remunerare in modo equo tutti i fattori produttivi necessari;
- Permettere le forme di redistribuzione e solidarietà eventualmente desiderate in forme varie;
- Garantire una qualche forma di controllo democratico sulla gestione delle iniziative.
Ho ipotizzato che gli Agro-club
possano aderire ed essere promossi da una Federazione degli
Agro-Clubs. Infatti, una loro rete potrebbe:
- Codificare e standardizzare le forme di contratto e le modalità di gestione;
- Garantire meglio le parti e regolare meglio i rapporti reciproci;
- Sostenere un approccio di qualità ambientale e paesaggistica delle iniziative;
- Garantire i servizi collaterali a prezzi convenienti;
- Stimolare lo sviluppo dell’agricoltura urbana;
Stato attuale a Roma:
Negli ultimissimi anni il tema orti
urbani ha vissuto un vero exploit di interesse. A questo si và
affiancando la nascita di iniziative di ogni tipo, dalle occupazioni
abusive, alle sperimentazioni nel privato e nel privato sociale, alla
creazione di consorzi privati di villette con area condominiale ad
orti, ai concorsi per gli orti sui tetti….…...
Comunque, diverse iniziative si
stanno orientando verso il modello di gestione Agro-Club, date le
garanzie che offre a tutti i soggetti della relazione giuridico -
economica necessaria. La SAP, insieme alla ONLUS Il Fiore del
Deserto, si sta attrezzando per rispondere al meglio alle esigenze di
chi volesse intraprendere la creazione di un agro-club ovvero ne
cerchi uno nel quale praticare l’attività stessa.
Per rispondere ai problemi sopra
esposti, sia alla scala della politica globale che di quella locale,
il lavoro di organizzazione da fare è moltissimo. NON È FACILE e
dovrà, necessariamente essere paziente.
I possibili operatori del “Polo
della Responsabilità”, a qualsiasi partito appartengano, debbono,
quindi, rendersi conto che il compito che sentono di dover fare è di
lunga portata ed il suo svolgimento non darà soddisfazioni e
prebende a breve. La loro remunerazione sarà soprattutto data dalla
soddisfazione della propria coerenza.
In questo quadro, alla scala
dell’agricoltura urbana romana, è necessario costruire una “cabina
di regia” per:
- Censire le energie e le risorse disponibili;
- Integrare e possibilmente coordinare le iniziative esistenti ed in corso di sviluppo;
- Definire ruoli e procedure perché le opportunità che l’agricoltura urbana e gli Agro-Clubs in particolare, potranno determinare siano distribuite nel modo più equo possibile.
- Costruire modelli di qualità ambientale, paesaggistica e socio-culturale alta, cui le esperienze reali possano puntare.
Portare avanti le linee guida sopra
elencate non è facile. Proporre, partendo dalla “TERRA”, una
possibile via Romana per contribuire a costruire l’organizzazione
necessaria alla nuova scala di villaggio a cui si dovrà,
necessariamente, arrivare non è facile. In altre parole, proporre
un’idea di Roma come miglior punto di equilibrio possibile tra
ordine e disordine non è facile.
Creare l’Agro-Club come luogo
pilota di produzione di organizzazione e di integrazione, quindi di
bellezza e non di “accrocco”, non è facile
Promuovere l’agricoltura urbane
evitando che diventi l’ennesimo spazio per l’abuso di piccoli e
grandi potenti, quale che sia la bandiera che sventolano, no è
facile.
L’alternativa, però, è accettare
il degrado in tutte le sue forme.
Accettarlo senza reagire, ovvero
rinunciare, equivale ad associarsi al vuoto che, chi sa guardare,
vede negli occhi di ogni conduttore di SUV romano.
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