Un brutto, bruttissimo segno il mancato raggiungimento del 50 mila firme per i referendum consultivi promossi da "Roma si muove". Quegli 8 quesiti individuavano questioni cruciali per il futuro della capitale, prima fra tutti quella relativa al consumo di suolo. E individuavano parte consistente di un futuro programma elettorale in grado di qualificare la proposta politica di una futura giunta di sinistra. Rifiutiamo di proposito l'espressione centro- sinistra perché priva di senso sempre, ma a maggior ragione nella realtà romana ove gli eredi della Dc non sono altro che il volto perbenino, senza fasci littori, della destra. Come tutti sanno, a Roma la destra come soggetto ideale e progettuale non è mai esistita, il suo posto è stato sempre occupato da leader e personale politico ai limiti. Un Luparetta's style che non ha mai conosciuto soluzioni di continuità. È altrettanto noto come una malintesa idea della modernità abbia contagiato la sinistra. Niente a che vedere con le imprese dell'altra parte, ma per anni è invalsa l'idea che bisognasse fare accordi, mediare, conciliare, giocare il ruolo degli affidabili. Il modello Roma, secondo una espressione fin troppo banale. La scelta del Pd di non impegnarsi per "Roma si muove", ne è una conseguenza. Come se temi come l'istituzione del registro dei testamenti biologici o il riconoscimento e il sostegno alle famiglie di fatto, potessero disturbare il manovratore. E come sperare che il Vaticano (ma avrà poi così tante divisioni?), non si metta contro ? Che Riccardi accetti la candidatura? Che i costruttori e la Camera di commercio non si bruttino a destra ?
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mercoledì 17 ottobre 2012
giovedì 27 settembre 2012
Roma non ha bisogno di icone
Deludente intervista oggi al Corriere di Andrea
Riccardi, attuale ministro per la cooperazione e fondatore di
Sant'Egidio. Alla domanda su chi sceglierebbe tra Alemanno e
Zingaretti non ha trovato di meglio che dichiarare di non credere ai
salvatori della patria e aggiungere lo stantio elogio della società
civile contrapposta alla politica ("la Roma delle professioni è
molto ricca"). Perché mai un candidato di destra o di sinistra
debba essere considerato un salvatore della patria e non un semplice
candidato da valutare sulla scorta dei programmi, è un mistero. Così
come lascia il tempo che trova il richiamo al mondo delle professioni
privo del conforto dei nomi. Unica eccezione indicata da
Riccardi il procuratore generale Giuseppe Pignatone, magistrato
illustre, ma estraneo alle vicende romane. Ma la considerazione che
lascia più stupiti è un'altra. Dovendo citare un modello di
Sindaco, Riccardi fa il nome di Gulio Carlo Argan, primo cittadino
romano tra il 1976 e il 1979. Figura autorevole, certo. Ma non un
campione per l'efficacia dell'azione amministrativa (in specie
in campo urbanistico). È allora perché non ricordare Petroselli che
la sua autorevolezza se la conquistò sul campo ? Basti ricordare Tor
Bella Monaca, una delle poche operazioni edilizie non speculative mai
compiute a Roma. Oggi ciò che serve non è un'icona intellettuale,
ma un Sindaco, e una classe di governo, coraggiosi. In grado di dire
no ai mille appetiti concentrati sull'agro e rendere almeno decenti i
servizi pubblici individuando nuovi modelli di gestione alternativi
al pubblico uber alles caro a certa sinistra. E se
proprio vogliamo giocare alle icone, nonne troviamo nessuna migliore
del sindaco che per primo, e con successo, combatté la rendita
fondiaria. Ernesto Nathan.
giovedì 20 settembre 2012
Regione Lazio: Marziani a Roma
Renata Polverini sembra arrivata da Marte: “Non sapevo quanti soldi erano a disposizione del consiglio e dei gruppi”. La partitocrazia sembra sbarcata da Marte. Ma i marziani necessitano degli uomini e della loro energia per poter sopravvivere e rigenerarsi. In più, certe volte, sembra di vivere nel mondo di Matrix. Un mondo all’apparenza reale, ma che è – invece – solo un paravento per nascondere le verità. Siamo sprofondati nel campo del verosimile. Sulla prima pagina del quotidiano l’Opinione di ieri, come titolo di apertura, si leggeva: “Pdl Lazio: e adesso tutti a casa!”. Una esclamazione forte che dovrebbe scuotere le coscienze dei dirigenti politici del centrodestra e gli eletti del Pdl. Quello che è accaduto alla Regione Lazio meriterebbe da una parte molti passi indietro, dall’altra moltissimi passi in avanti. Servirebbero soluzioni drastiche, senza infingimenti, senza ipocrisie ma, soprattutto, servirebbe che qualcuno del Pdl dimostrasse di avere un po’ di coscienza. Intanto, il danno più grave, provocato dall’intera vicenda della Pisana, è l’ormai totale sfiducia dei cittadini nei confronti di questa politica politicante, autoreferenziale, bugiarda, omissiva, bolsa, parassitaria. La questione che è emersa dentro e fuori il Pdl non appartiene alla sfera della politica, semmai dell’antipolitica! Si tratta del sistema marcio della partitocrazia. Un sistema denunciato, spesso in solitudine, dai Radicali e dal Gruppo consiliare della Lista Bonino-Pannella “Federalisti europei”. A tal proposito, il capogruppo dei Radicali in Regione Lazio, Giuseppe Rossodivita, intervenendo in Aula nella seduta straordinaria del Consiglio regionale del Lazio, lunedì scorso, si è rivolto alla Presidente Renata Polverini, esclamando: “Da due anni e mezzo cerchiamo di portare a casa risultati per i cittadini del Lazio. Questa situazione non consente più di andare avanti: si facciano i tagli e poi si vada alle elezioni! Il suo assessore Cetica ha sempre espresso parere negativo alle proposte di tagli!”. Intanto, i programmi televisivi e di approfondimento se ne guardano bene dall’ospitare in trasmissione il Radicale Giuseppe Rossodivita o il consigliere regionale Rocco Berardo della Lista Bonino-Pannella. Gli autori e i conduttori dei talk show preferiscono ingannare i cittadini raccontando la storia rivista e corretta dal regime partitocratico piuttosto che restituire agli elettori quell’oncia di informazione necessaria per capire come stanno davvero le cose. In questa situazione, la fantasia è divenuta una necessità. Allora ho pensato che, forse, gli extraterrestri sono davvero sbarcati a Roma, alla Pisana. Ed hanno un obiettivo: l’azione di annientamento del genere umano attraverso l’annientamento della politica, dello stato di diritto, della democrazia, delle libertà e della legalità. I marziani hanno preso il sopravvento dentro il Palazzo e siedono anche nell’aula del Consiglio regionale della Pisana. E così, le parole di Rossodivita sono state rilanciate dalle agenzie di stampa intergalattica, ma non si sono perse nell’etere. Parole chiare che hanno sferzato l’aula della Pisana: “Sia chiaro una volta per tutte, la Presidente Polverini, la sua Giunta, i Gruppi Consiliari di maggioranza, in alcune occasioni con il concorso dei gruppi consiliari di opposizione, Radicali esclusi - come per la vergognosa vicenda delle Commissioni Speciali che hanno fatto lievitare il numero complessivo fino a 20, per spartirsi poltrone, posti, denari ed auto blu - hanno fino ad oggi operato nel senso opposto a quanto ora vanno dichiarando nel disperato tentativo di salvare la loro immagine”.
Pier Paolo Segneri
domenica 16 settembre 2012
Roma e l'euromediterraneo
Alberto Negri,
su il Sole 24 ore di domenica 16 settembre, cita alcuni dati noti ma
poco citati riguardanti l'area euro mediterraneo. Il Pil dei paesi
che affacciano sul mediterraneo, esclusi quelli europei, equivale a
1444 miliardi di dollari, il 2,5% di quello mondiale. Dal 2005 è
aumentato del 23%, il doppio della media mondiale. I 285 milioni che
vi abitano possiedono una ricchezza superiore all'India (1,1 miliardi
di abitanti) e alla Russia (140 milioni). Un ragionamento che un
recente Documento prodotto dal Partito Radicale non violento,
transnazionale, transpartito ha sviluppato al World
Urban Forum svoltosi dal 1° al 7 settembre a Napoli.
Dati che andrebbero ricordati quando si
ragiona del futuro delle nostre città affacciate sul mediterraneo:
Roma fra tutte. Le sue possibilità di crescita e di creazione di
ricchezza sono legate proprio a quanto avviene sull'altra sponda del
mediterraneo. A patto che riesca ad essere polo di attrazione per i
capitali e le giovani élites euromediterranee, dal Libano al
Marocco. Essere città accogliente, il che vuol dire lavorare sul
fronte dei servizi, della sostenibilità, dell'offerta culturale,
delle opportunità abitative per gli studenti. Pensare, piuttosto che
a nuove, disastrose espansioni edilizie come quella prospettata nel
quadrante nord ovest (Fiumicino) a programmi di recupero dentro la
città. E volare alto, magari attingendo al passato migliore di
questa città: dal progetto di Cederna ai Fori, ad un'idea di
produzione culturale dal basso sulle orme di Nicolini, ad interventi
sulle periferie sull'esempio di Petroselli. Forse allora Roma
diventerà città appetibile non solo per i tradizionali tre giorni
venduti dai tour operator. E intercettare lo sviluppo
dell'euromediterraneo.
giovedì 21 giugno 2012
Dai referendum un programma per Roma
Le elezioni romane della primavera
2013 possono segnare l'inizio di una nuova fase politica. Anti partitocratica e in grado di legittimare una n uova élite. Al momento, tra candidati in
pectore e annunci di primarie, del
governo della città si è parlato poco. Unica eccezione l’iniziativa
referendaria promossa dal comitato Roma
si muove: la proposta di 8 quesiti su
mobilità, ambiente, diritti civili, partitocrazia
(http://www.romasimuove.it/chi-siamo/).
Lì si delinea un profilo esauriente delle scelte da
compiere da Roma che, di là della possibilità o meno di andare al
voto, affermano talune discriminanti programmatiche inconciliabili
con la logica mediatoria del vecchio “modello Roma”. Il punto da dirimere riguarda la capacità di mettere in campo un progetto di governo
per la capitale in grado di affermare il primato dell'interesse pubblico su corporazioni e lobbies. Se, al contrario, assisteremo ad una riedizione dello
schema saggezza contro barbarie - con la prima impersonata dai vecchi
epigoni del rutellismo e del veltronismo guidati da Zingaretti e la seconda dai post
fascisti berlusconizzati - allora Roma e la politica italiana avranno
perso un'ennesima occasione. Ben venga allora la novità di una candidatura fuori delle consorterie come potrebbe essere quella di Loretta Napoleoni.
sabato 26 maggio 2012
Quer pasticciaccio de nome Acea
Ora abbiamo la conferma di quello che già sapevamo. Il comune di Roma non è obbligato a cedere il 51% di Acea, lo ribadisce un parere del governo chiamato a pronunciarsi da un un'interrogazione parlamentare proposta dal Pd, Marco Causi. Giubilo a sinistra e commenti stizziti sul fronte Alemanno. E così tutto sembra improvvisamente rimettersi a posto secondo i consolidati schemi della politica italiota, con la sinistra che fa il suo mestiere di difensore ad oltranza del pubblico e la destra che spiana la strada ai soliti noti. Ma è ciò che conviene ai cittadini romani? È lecito dubitarne. Acea, come abbiamo già scritto, è titolare di un colossale debito: 2,29 milioni al 2010 che gravano sulle disastrate finanze comunali (in totale 12,4 miliardi). Se l'azienda fosse messa in vendita ora, il comune ne ricaverebbe una cifra molto modesta: circa 190 milioni di euro. La ragione sta nella bassa capitalizzazione di borsa, in questa fase di crisi economica inferiore al miliardo di euro. Il che si tradurrebbe in un regalo per i compratori, Caltagirone ed eventuale compagnia, beneficiati da un grande affare. L'alternativa proposta dal Pd è non vendere nulla e procedere alla liberalizzazione del servizio di illuminazione pubblica. Una gara cui Acea potrebbe parteciapre e magari vincere. Perdendo, però, gli attuali contratti dati in affidamento diretto che in caso di mantenimento del 51% pubblico le sarebbero revocati. Da ricordare 1) che il servizio di illuminazione pubblica romana pesa per un 2% sul fatturato complessivo dell'azienda che in questi anni ha pensato bene di andare ad investire a Santo Domingo e in Colombia 2) che il consiglio di amministrazione è rigidamente lottizzato, il Pd ha in quota il dalemiano Andrea Peruzy. In sintesi, una volta allontanato lo spettro della privatizzazione nulla impedirebbe di continuare con l'attuale regime. Che dire? Tra lo scivolamento statalista del Pd e il liberismo alle volgole della destra non sembra proprio esserci spazio per un'alternativa veramente riformatrice. Privatizzazione integrale senza svendita e liberalizzazione con il comune restituito al ruolo che gli compete: garante e non gestore.
mercoledì 25 aprile 2012
NUMERI ROMANI. IL CASO DELLA LINEA C
Di seguito alcuni stralci della Delibera 21/2011 della Corte dei Conti sulla linea C della metropolitana romana.
"L’uso dei mezzi collettivi rappresenta il 67,7% della mobilità motorizzata a Barcellona,
il 64% ad Helsinki e a Budapest, il 63,6% a Parigi, il 63,3% a Madrid, il 57% a Praga, il
56% a Stoccolma, il 47,7% a Londra, il 47% a Milano e solo il 28,2% a Roma, unica
città, peraltro, con percentuale in calo rispetto al precedente rilevamento.10
Oltre ad essere la prima città europea per tasso di motorizzazione, Roma è al terzo
posto per numero di veicoli in circolazione, dopo Parigi e Londra, che, tuttavia, hanno
quasi tre volte il numero di abitanti della capitale. Roma risulta, pertanto, al primo posto
per superficie viaria sottratta dalla presenza delle vetture; si calcola che un quinto del
totale sia occupato da veicoli in sosta o in movimento" (....)
I COSTI LIEVITATI
"Come precedentemente esposto, al “fine di contenere i costi/km della linea e ridurre i
rischi di possibili traslazioni temporali nella realizzazione dei lavori, si è discusso
sull’opportunità di ricondurre le opere della metropolitana alle sole funzioni
trasportistiche. (…) Partendo dal presupposto che la messa in esercizio del primo tratto
strategico (Pantano-S.Giovanni) debba avvenire entro la fine del 2013, il programma
presentato da Roma Metropolitane mira a completare la tratta T3 entro il 2016 e la tratta
T2 entro il 2018. Per poter garantire il conseguimento degli obiettivi proposti, il progetto
è stato rimodulato mediante l’adozione di semplificazioni tecnologiche, la riduzione del
numero di stazioni e il ridimensionamento di altre, l’esclusione dal finanziamento
specifico di alcune opere compensative. (…) E’ stata individuata una nuova soluzione
della stazione (Fori imperiali), che non prevede più, al suo interno, il centro servizimuseo
dei Fori. La nuova soluzione contiene le sole opere necessarie per la stazione
metropolitana (…) La stazione Venezia viene concepita come funzionale alla sola linea C e
non come snodo di collegamento con la linea D.”207 Peraltro, su tale ridimensionato
punto di vista della conservazione dei reperti individuati.
Il costo per chilometro della tratta risulta, quindi, essere di circa 270 milioni di euro.
Nel caso di realizzazione del progetto originario, il costo si sarebbe aggirato sui 434
milioni.209 Il costo medio della realizzazione di metropolitane pesanti in galleria profonda
in Europa oscilla fra i 120 e i 150 milioni di euro per chilometro."
Basta per sfatare il mito della metropolitana come soluzione al problema della mobilità a Roma ?
PERCORSO LINEA C
DELIBERA CORTE DEI CONTI
"L’uso dei mezzi collettivi rappresenta il 67,7% della mobilità motorizzata a Barcellona,
il 64% ad Helsinki e a Budapest, il 63,6% a Parigi, il 63,3% a Madrid, il 57% a Praga, il
56% a Stoccolma, il 47,7% a Londra, il 47% a Milano e solo il 28,2% a Roma, unica
città, peraltro, con percentuale in calo rispetto al precedente rilevamento.10
Oltre ad essere la prima città europea per tasso di motorizzazione, Roma è al terzo
posto per numero di veicoli in circolazione, dopo Parigi e Londra, che, tuttavia, hanno
quasi tre volte il numero di abitanti della capitale. Roma risulta, pertanto, al primo posto
per superficie viaria sottratta dalla presenza delle vetture; si calcola che un quinto del
totale sia occupato da veicoli in sosta o in movimento" (....)
I COSTI LIEVITATI
"Come precedentemente esposto, al “fine di contenere i costi/km della linea e ridurre i
rischi di possibili traslazioni temporali nella realizzazione dei lavori, si è discusso
sull’opportunità di ricondurre le opere della metropolitana alle sole funzioni
trasportistiche. (…) Partendo dal presupposto che la messa in esercizio del primo tratto
strategico (Pantano-S.Giovanni) debba avvenire entro la fine del 2013, il programma
presentato da Roma Metropolitane mira a completare la tratta T3 entro il 2016 e la tratta
T2 entro il 2018. Per poter garantire il conseguimento degli obiettivi proposti, il progetto
è stato rimodulato mediante l’adozione di semplificazioni tecnologiche, la riduzione del
numero di stazioni e il ridimensionamento di altre, l’esclusione dal finanziamento
specifico di alcune opere compensative. (…) E’ stata individuata una nuova soluzione
della stazione (Fori imperiali), che non prevede più, al suo interno, il centro servizimuseo
dei Fori. La nuova soluzione contiene le sole opere necessarie per la stazione
metropolitana (…) La stazione Venezia viene concepita come funzionale alla sola linea C e
non come snodo di collegamento con la linea D.”207 Peraltro, su tale ridimensionato
punto di vista della conservazione dei reperti individuati.
Il costo per chilometro della tratta risulta, quindi, essere di circa 270 milioni di euro.
Nel caso di realizzazione del progetto originario, il costo si sarebbe aggirato sui 434
milioni.209 Il costo medio della realizzazione di metropolitane pesanti in galleria profonda
in Europa oscilla fra i 120 e i 150 milioni di euro per chilometro."
Basta per sfatare il mito della metropolitana come soluzione al problema della mobilità a Roma ?
PERCORSO LINEA C
DELIBERA CORTE DEI CONTI
domenica 22 aprile 2012
Scenari romani
Su questo blog siamo spesso tornati sulla possibilità che a sinistra nasca una forza laica, liberalsocialista, libertaria. Un buon banco di prova potrebbero essere le competizioni nei comuni, Roma in primis. Partecipando alle primarie che quasi sicuramente incoroneranno Zingaretti come candidato a sinistra. Ci vorrebbero un candidato credibile e un programma in grado di individuare poche, chiare discriminanti: stop al consumo di suolo e acrescita urbanistica; aree pedonali e lotta al traffico; vendita municipalizzate; recupero di efficienza nei servizi pubblici; raccolta differenziata su larga scala. Il candidato ? Mario Staderini. L'unico politico giovane, preparato e brillante emerso nel contesto romano negli ultimi tempi.
Ma non se ne farà niente. Ancora una volta prevarranno i calcoli mediocri di tanti generali senza esercito.
lunedì 9 gennaio 2012
PER ROMA. UN PROGETTO POSSIBILE
PER ROMA
La sinistra e il governo della capitale: idee di un progetto possibile
Per ordinare una copia http://scriptaweb.eu/Catalogo/per-roma o inviare una mail a materialiriformisti@gmail.com
Indice sommario
- Walter Tocci, Introduzione
- Marco De Nicolò, Lo scacco del barbiere: Una comunicazione da ripensare, una classe dirigente da trovare, un dialogo da recuperare
- Paolo Allegrezza, Dopo il “modello Roma”: quale progetto?
- Stefano Garano, Il processo di costruzione del nuovo piano regolatore di Roma: 1994-2008
- Antonino Saggio, Urbanvoids™ Territori metropolitani
- Antonino Saggio, Urbangreenline™. Una proposta per Roma
- Franco Paolinelli, Il verde e la città. Nuovi percorsi possibili
- Elena Murtas, Emergenze sociali e nuove povertà: alcune proposte
- Franco Pettarin, Politiche Culturali: dall’autoreferenzialità all’“ascolto” delle reti
Oltre che possibile è necessario riprendere,
da sinistra, la riflessione su Roma. Dopo
lo choc seguito alla vittoria della destra nel
2008, la coalizione riformista non ha
ancora affrontato una seria riflessione sulle
ragioni della sconfitta. Passaggio indispensabile
per la costruzione di un progetto
amministrativo in grado di misurarsi con
l’attuale complessità del governo urbano. I
saggi contenuti in questo volume vogliono
essere un primo, provvisorio contributo.
Per un verso ricostruzione documentata del
lungo ciclo di governo di cui furono protagoniste
le giunte Rutelli e Veltroni, per un
altro proposta mirata su alcuni problemi
aperti del governo cittadino: una gestione
dei pubblici servizi che sappia coniugare
esigenze di efficienza e competizione; una
tessitura della trama urbana ispirata
all’idea della mixité e della mobilità eco
compatibile; un’idea del verde pubblico
che ne rigetta l’imbalsamazione per esplorarne
le potenzialità economiche; una politica
sociale tarata sulle nuove povertà e
fondata sulla volontà di indagare lo scenario,
in gran parte inedito, dell’esclusione;
un intervento sulla cultura non più frutto
dell’improvvisazione, ma interessato alla
crescita e al coinvolgimento di quanto
proposto dalla scena cittadina. Un contributo
offerto alla politica, quindi, cui spetterà
il compito di valutare e dare, eventualmente,
le gambe a queste idee. Ma che
non rinuncia a sottolineare due ineludibili
requisiti di ogni politica pubblica: la
prospettiva dal basso espressa nella disponibilità
all’ascolto della città, il coraggio
dell’innovazione nella ricerca delle soluzioni.
lunedì 7 marzo 2011
Un buon documento su Roma
Riceviamo e pubblichiamo un buon documento su Roma che sarà presentato sabato alle ore 10 al cinema Farnese.
Promotori:
Sabrina Albanesi, Vito Consoli, Amedeo Fadda, Maurizio Fontana, Paolo Menichetti, Ivan Novelli, Sergio Papa, Carlo Patacconi, Diego Pedron, Luigi Tamborrino, Peppe Taviani.
PACTA SUNT SERVANDA
Uno dei connotati che più caratterizza la politica romana degli ultimi decenni, pare essere una malsana interpretazione della locuzione latina del pro tempore connessa all'esercizio di governo. Infatti capita sempre più spesso che a cambi di maggioranza corrispondano tutta una serie di atti in contraddizione con il percorso amministrativo faticosamente intrapreso fino ad allora, ed è consuetudine il ritrovarsi, sempre e di nuovo, all'anno zero, come se gli anni trascorsi in dibattiti, confronti, scontri e sintesi riguardassero altri luoghi e altre comunità.
Questa strana percezione della presenza momentanea alla guida delle varie giunte poggia, da una parte, sull'idea di poter disporne in maniera piena ed esclusiva (in verità il diritto utilizza questi termini per definire l'istituto della proprietà) della cosa pubblica, e dall'altra, sull'esercizio del ruolo in senso fin troppo letterale, ovvero mettendo molta attenzione nel trasferire ai posteri quei problemi e quelle decisioni complesse onde evitare potenziali danni d'immagine (basti pensare a quei contenziosi che rischiano di far fallire l'economie capitoline che si tramandano nell'avvocatura del comune dai padri ai figli...).
Vuoi per il meccanismo dell'elezione diretta del Sindaco che nel tempo ha portato il confronto democratico a perdere il merito a vantaggio dei posizionamenti di potere, vuoi per la minor autorevolezza della classe dirigente, fatto sta che sempre più si assiste a governi del territorio improvvisati, inadeguati e legati solo a logiche di appartenenze.
Eppure Roma negli anni si è dotata di fondamentali atti che, stratificandosi, ne definiscono l'assetto odierno : La variante di salvaguardia, la delibera comunale di perimetrazione dei parchi romani (Del 39/95), la variante delle certezze e la sua controdeduzione, La legge Regionale 29/97 istitutiva delle Riserve Naturali Regionale e gli Enti Parco, la legge Regionale 24/98 in materia di vigenza dei Piani Paesistici Regionale, il Nuovo Piano Regolatore Generale e la sua copianificazione, l'adozione di giunta regionale del Piano Territoriale Paesistico Regionale.
Ma nonostante ciò ogni qualvolta un nuovo inquilino sale al Campidoglio si dà per scontato, non la coerenza con gli atti deliberati antecedentemente come vorrebbe un sano diritto amministrativo, ma bensì proprio l'esatto contrario: prevale la necessità di dimostrare di saper modificare gli atti prodotti dagli sconfitti, così da rinvigorire quella discontinuità sempre enunciata ma che poi, a ben vedere, raramente si applica nei confronti dei reali potentati capitolini.
Anche per questo uno dei primi atti che ogni nuovo sindaco non si nega mai è il Bando in Deroga alla normativa vigente: Rutelli puntò alle periferie con i Programmi di Recupero Urbano (art 11), Veltroni guardò alla ricollocazione della rendita fondiaria con le Aree di Riserva, mentre oggi Alemanno con l'Housing Sociale apre ad una nuova stagione di edificazione nell'agro romano e di cambi di destinazione d'uso di ambiti non residenziali.
Questo atteggiamento primordiale nella gestione del territorio allontana la capitale giorno dopo giorno dalle altre città europee e scardina quell'immaginario collettivo di una Roma sostanzialmente definita nel suo assetto generale e nelle sue invariabili, a cui dovrebbe far seguito un piano strategico di area metropolitana.
La banalizzazione del racconto e della gestione dell'attività di governo, determina poi un imbarbarimento dei costumi dando vita alla percezione che tutto è permesso fuorchè la condivisione di regole certe.
(Continua la lettura.)
Promotori:
Sabrina Albanesi, Vito Consoli, Amedeo Fadda, Maurizio Fontana, Paolo Menichetti, Ivan Novelli, Sergio Papa, Carlo Patacconi, Diego Pedron, Luigi Tamborrino, Peppe Taviani.
PACTA SUNT SERVANDA
Uno dei connotati che più caratterizza la politica romana degli ultimi decenni, pare essere una malsana interpretazione della locuzione latina del pro tempore connessa all'esercizio di governo. Infatti capita sempre più spesso che a cambi di maggioranza corrispondano tutta una serie di atti in contraddizione con il percorso amministrativo faticosamente intrapreso fino ad allora, ed è consuetudine il ritrovarsi, sempre e di nuovo, all'anno zero, come se gli anni trascorsi in dibattiti, confronti, scontri e sintesi riguardassero altri luoghi e altre comunità.
Questa strana percezione della presenza momentanea alla guida delle varie giunte poggia, da una parte, sull'idea di poter disporne in maniera piena ed esclusiva (in verità il diritto utilizza questi termini per definire l'istituto della proprietà) della cosa pubblica, e dall'altra, sull'esercizio del ruolo in senso fin troppo letterale, ovvero mettendo molta attenzione nel trasferire ai posteri quei problemi e quelle decisioni complesse onde evitare potenziali danni d'immagine (basti pensare a quei contenziosi che rischiano di far fallire l'economie capitoline che si tramandano nell'avvocatura del comune dai padri ai figli...).
Vuoi per il meccanismo dell'elezione diretta del Sindaco che nel tempo ha portato il confronto democratico a perdere il merito a vantaggio dei posizionamenti di potere, vuoi per la minor autorevolezza della classe dirigente, fatto sta che sempre più si assiste a governi del territorio improvvisati, inadeguati e legati solo a logiche di appartenenze.
Eppure Roma negli anni si è dotata di fondamentali atti che, stratificandosi, ne definiscono l'assetto odierno : La variante di salvaguardia, la delibera comunale di perimetrazione dei parchi romani (Del 39/95), la variante delle certezze e la sua controdeduzione, La legge Regionale 29/97 istitutiva delle Riserve Naturali Regionale e gli Enti Parco, la legge Regionale 24/98 in materia di vigenza dei Piani Paesistici Regionale, il Nuovo Piano Regolatore Generale e la sua copianificazione, l'adozione di giunta regionale del Piano Territoriale Paesistico Regionale.
Ma nonostante ciò ogni qualvolta un nuovo inquilino sale al Campidoglio si dà per scontato, non la coerenza con gli atti deliberati antecedentemente come vorrebbe un sano diritto amministrativo, ma bensì proprio l'esatto contrario: prevale la necessità di dimostrare di saper modificare gli atti prodotti dagli sconfitti, così da rinvigorire quella discontinuità sempre enunciata ma che poi, a ben vedere, raramente si applica nei confronti dei reali potentati capitolini.
Anche per questo uno dei primi atti che ogni nuovo sindaco non si nega mai è il Bando in Deroga alla normativa vigente: Rutelli puntò alle periferie con i Programmi di Recupero Urbano (art 11), Veltroni guardò alla ricollocazione della rendita fondiaria con le Aree di Riserva, mentre oggi Alemanno con l'Housing Sociale apre ad una nuova stagione di edificazione nell'agro romano e di cambi di destinazione d'uso di ambiti non residenziali.
Questo atteggiamento primordiale nella gestione del territorio allontana la capitale giorno dopo giorno dalle altre città europee e scardina quell'immaginario collettivo di una Roma sostanzialmente definita nel suo assetto generale e nelle sue invariabili, a cui dovrebbe far seguito un piano strategico di area metropolitana.
La banalizzazione del racconto e della gestione dell'attività di governo, determina poi un imbarbarimento dei costumi dando vita alla percezione che tutto è permesso fuorchè la condivisione di regole certe.
(Continua la lettura.)
lunedì 23 agosto 2010
Intervista ad Antonino Saggio.Quale architettura per Roma ?
La proposta di Urban Voids, il centro storico, gli interventi possibili nei quartieri edificati negli anni '70. Una chiacchierata a 360° sulle possibilità di una nuova stagione dell'architettura a Roma. Aspettando la sinistra.
mercoledì 21 luglio 2010
Orti urbani a Roma. Un racconto
Stamattina, alla presenza delle autorità comunali, sindaco Alemanno in testa, con giornali, televisioni, cittadini, funzionari e buffet, ha avuto luogo l’inaugurazione del primo “Parco ad Orti” nel Municipio XVI, lungo via della Consolata.
Sono state dette le parole necessarie, dai diritti dei bambini all’agricoltura sociale, dalla protezione delle aree verdi alla conservazione del rapporto città campagna……, parole in gran parte condivisibili.
Data la storia dell’iniziativa, che verrà di seguito sintetizzata, è evidente come la sinistra locale, che ha condotto le giunte precedenti, abbia fatto, in questo caso, un cospicuo dono alla destra.
Cronistoria minima:
>1900: Istituzione dei primi lotti ad orti urbani regolamentati in Europa;
>1960: Presenza di aree ad orti urbani regolamentati in diverse città del nord Italia;
1980: Avvio degli studi sugli orti urbani in Italia e delle sollecitazioni nei confronti dell’Ente locale;
1984: Pubblicazione del volume “Orti Urbani una risorsa”, di Italia Nostra, con la Franco Angeli;
> 1984:
Continuazione delle sollecitazioni. Mentre nel nord Europa e nel nord Italia gli orti urbani vanno diventando una realtà sociale gestita a Roma rimangono un fenomeno spontaneo, con tutti i pregi ed i limiti che ciò comporta.
> 2000:
La cultura politico - ambientale ed urbanistica romana non raccoglie le sollecitazioni che vengono dalle associazioni e dagli esperti fino all’anno 2000.
In quell’anno i responsabili tecnici dell’Assessorato all’Ambiente del Comune, (Sindaco Veltroni, Assessore all’Ambiente Loredana De Petris ?, Direzione dell’Arch. Stefano Mastrangelo) istituiscono l’Ufficio Orti Urbani del Comune di Roma che avvia, con la consulenza dell’Associazione SAP (Silvicultura Agrocultura Paesaggio) il censimento degli orti urbani spontanei e la redazione del Regolamento.
Si propone in questa sede l’idea del “Parco ad Orti”.
Si avvia la progettazione del primo Parco ad Orti;
La Giunta che segue (Sindaco Veltroni, Assessore all’Ambiente Dario Esposito) conserva l’Ufficio Orti Urbani che continua a progettare l’unico “Parco ad Orti” ipotizzato, ma non lo realizza. Le sollecitazioni delle Associazioni e degli esperti cadono nel vuoto.
2008: Cade la Giunta Veltroni;
2010: Inaugurazione del primo “Parco ad orti”, con annunci di espansioni ed avvio di altre iniziative negli altri Municipi…...
Conclusioni
Il primo Parco ad orti c’è. Hanno tagliato il nastro, hanno fatto vedere come sono bravi e belli, hanno avuto in dono un cesto con le verdure ivi prodotte.
E’ probabile che rimanga l’unico per molto tempo, ma, comunque, c’è.
Quanto accaduto sollecita, necessariamente una domanda:
Perché la sinistra al Governo della città ha perso questa opportunità di creare un servizio apprezzato dai cittadini, di utilità ambientale ed urbanistica, a costi minimi, con importanti ricadute di consenso potenziale ?
Le componenti della possibile risposta sono molte ed ogni lettore può svilupparle.
Va però esplicitato che chi avrebbe potuto fare, chi avrebbe potuto ascoltare, decidere, stimolare, organizzare, in altre parole, governare, e non lo ha fatto, ha prodotto un danno all’ambiente, alla città, ai cittadini ed agli elettori che avevano contribuito a che fosse in quel posto.
Franco Paolinelli
Sono state dette le parole necessarie, dai diritti dei bambini all’agricoltura sociale, dalla protezione delle aree verdi alla conservazione del rapporto città campagna……, parole in gran parte condivisibili.
Data la storia dell’iniziativa, che verrà di seguito sintetizzata, è evidente come la sinistra locale, che ha condotto le giunte precedenti, abbia fatto, in questo caso, un cospicuo dono alla destra.
Cronistoria minima:
>1900: Istituzione dei primi lotti ad orti urbani regolamentati in Europa;
>1960: Presenza di aree ad orti urbani regolamentati in diverse città del nord Italia;
1980: Avvio degli studi sugli orti urbani in Italia e delle sollecitazioni nei confronti dell’Ente locale;
1984: Pubblicazione del volume “Orti Urbani una risorsa”, di Italia Nostra, con la Franco Angeli;
> 1984:
Continuazione delle sollecitazioni. Mentre nel nord Europa e nel nord Italia gli orti urbani vanno diventando una realtà sociale gestita a Roma rimangono un fenomeno spontaneo, con tutti i pregi ed i limiti che ciò comporta.
> 2000:
La cultura politico - ambientale ed urbanistica romana non raccoglie le sollecitazioni che vengono dalle associazioni e dagli esperti fino all’anno 2000.
In quell’anno i responsabili tecnici dell’Assessorato all’Ambiente del Comune, (Sindaco Veltroni, Assessore all’Ambiente Loredana De Petris ?, Direzione dell’Arch. Stefano Mastrangelo) istituiscono l’Ufficio Orti Urbani del Comune di Roma che avvia, con la consulenza dell’Associazione SAP (Silvicultura Agrocultura Paesaggio) il censimento degli orti urbani spontanei e la redazione del Regolamento.
Si propone in questa sede l’idea del “Parco ad Orti”.
Si avvia la progettazione del primo Parco ad Orti;
La Giunta che segue (Sindaco Veltroni, Assessore all’Ambiente Dario Esposito) conserva l’Ufficio Orti Urbani che continua a progettare l’unico “Parco ad Orti” ipotizzato, ma non lo realizza. Le sollecitazioni delle Associazioni e degli esperti cadono nel vuoto.
2008: Cade la Giunta Veltroni;
2010: Inaugurazione del primo “Parco ad orti”, con annunci di espansioni ed avvio di altre iniziative negli altri Municipi…...
Conclusioni
Il primo Parco ad orti c’è. Hanno tagliato il nastro, hanno fatto vedere come sono bravi e belli, hanno avuto in dono un cesto con le verdure ivi prodotte.
E’ probabile che rimanga l’unico per molto tempo, ma, comunque, c’è.
Quanto accaduto sollecita, necessariamente una domanda:
Perché la sinistra al Governo della città ha perso questa opportunità di creare un servizio apprezzato dai cittadini, di utilità ambientale ed urbanistica, a costi minimi, con importanti ricadute di consenso potenziale ?
Le componenti della possibile risposta sono molte ed ogni lettore può svilupparle.
Va però esplicitato che chi avrebbe potuto fare, chi avrebbe potuto ascoltare, decidere, stimolare, organizzare, in altre parole, governare, e non lo ha fatto, ha prodotto un danno all’ambiente, alla città, ai cittadini ed agli elettori che avevano contribuito a che fosse in quel posto.
Franco Paolinelli
sabato 12 giugno 2010
Convegno Urban voids. Politiche per Roma
L'audio integrale del convegno dell'8 giugno scorso.
Studiosi di diverse provenienze dialogano su un nuovo progetto politico - amministrativo per Roma. --> Vai al sito
venerdì 8 gennaio 2010
ROMA IN BILICO
riceviamo una divertente nota su Roma di Franco Paolinelli, che volentieri pubblichiamo:
ROMA: UN' IDENTITA’ IN BILICO
Roma sembra immobile, ma chi la vive ogni giorno, chi si relaziona con le cellule dei suoi diversi tessuti, dal produttivo al politico, dall’amministrativo al sociale, al culturale, percepisce che non è così.
A Roma, certo, senti la paura, nell’arroganza del SUV che quasi ti spinge fisicamente a passare il semaforo, ma senti anche la disponibilità ad una nuova speranza, ad esempio nel volto dei ragazzi della comunità alloggio ed in quello di chi si occupa di loro. Senti il rancore sociale delle aspettative frustrate.
Nel mio quartiere lo vedi nell’aggressione all’albero, non da potare ma da moncare, da storpiare, a vendicarsi di quel salto di casta agognato ma non conquistato, dentro, prima ancora che fuori.
Ma senti anche la spensieratezza degli anziani che, nel loro centro ballano, mattina e sera e partono alla conquista del tango, della mazurca, del walzer, ospitando, tra un giro di danza e l’altro, anche le prove della teatro terapia. Peraltro, convivono a pochi passi, col “Futbol”, club ginnico tanto stretto tra strada ed argine del fiume, quanto denso di simboli, di status, d’identità, di potenza del piede e dei mezzi, quasi a volersi ubriacare dell’immagine di un sé e di un noi, che esiste solo in quanto contro. E sparano, per dirsi di esistere, musica ad altissimo volume, giorno e notte. Eppure, sia loro che gli anziani e tutte le signore con carrello della spesa tollerano l’imprenditrice che, posteggiato il suo camper nella lanca stradale, l’ha attrezzato per svolgere l’antico mestiere. Lo fa, infatti, con discrezione, forse a sconfinare con l’assistenza sociale a noi maschi sempre più in crisi di ruolo e d’identità.
In altre parole, la strafottenza della consapevolezza, data dalle tante primavere passate, dalle tante culture assimilate, sembra mettere la città, per quanto possibile, al riparo dagli estremi, sia di odio che di entusiasmo. Sembra quindi permettere che, giorno per giorno, i sistemi sociali e tecnici, per quel che basta, reggano. Tanto ladrona quanto vitale, disordine ed ordine sembrano quindi trovarvi un loro equilibrio e gli stessi rituali del sabato pomeriggio sembrano, da un po, meno carichi di rabbia da scaricare.
Ma, il vedersi comunque solida, nelle radici come nei progetti, nella capacità di accogliere, di mediare, di esistere, sembra, in più, che le stia dando nuova serenità, nuova dignità, nuova voglia di fare. Sembra che persino i burocrati stiano cercando di ostacolare meno la vita dei cittadini, permettendo loro di creare economia e benessere, senza comunque, strafare.
Da qualche tempo, forse da lui ispirati, forse presi nel desiderio inconscio di emulare il collega che danza sulla piattaforma e celebra con le braccia il diritto di ognuno a passare, sembra che persino i vigili provino a fluidificare il traffico, aiutando la città ad esprimersi.
Polo industriale e grande Comune agricolo, carica di imprese artigiane vecchie e nuove, di terziario d’ogni tipo, persino rurale, di economie sociali, alternative e solidali, Roma si va, peraltro, scoprendo anche più produttiva di quel che finora ha lasciato pensare di sé.
Sembra, quindi, che le tante primavere e la molteplicità socio-economico-culturale la stiano anche aiutando ad integrare i nuovi venuti, i nuovi romani. Quest’insieme la potrebbe, quindi, portare ad essere capitale tra capitali, senza complessi. La potrebbe aiutare a svolgere un ruolo costruttivo e sereno in quest’Europa che vorremmo leader di pace, promotore di incontro e dialogo alla scala vasta cui i processi evolutivi, volendo o non volendo, ogni giorno ci avvicinano. Per viverli, quindi, con come un’opportunità, con la strafottenza della consapevolezza di cui solo Roma è capace.
6-1-2010 Franco Paolinelli
ROMA: UN' IDENTITA’ IN BILICO
Roma sembra immobile, ma chi la vive ogni giorno, chi si relaziona con le cellule dei suoi diversi tessuti, dal produttivo al politico, dall’amministrativo al sociale, al culturale, percepisce che non è così.
A Roma, certo, senti la paura, nell’arroganza del SUV che quasi ti spinge fisicamente a passare il semaforo, ma senti anche la disponibilità ad una nuova speranza, ad esempio nel volto dei ragazzi della comunità alloggio ed in quello di chi si occupa di loro. Senti il rancore sociale delle aspettative frustrate.
Nel mio quartiere lo vedi nell’aggressione all’albero, non da potare ma da moncare, da storpiare, a vendicarsi di quel salto di casta agognato ma non conquistato, dentro, prima ancora che fuori.
Ma senti anche la spensieratezza degli anziani che, nel loro centro ballano, mattina e sera e partono alla conquista del tango, della mazurca, del walzer, ospitando, tra un giro di danza e l’altro, anche le prove della teatro terapia. Peraltro, convivono a pochi passi, col “Futbol”, club ginnico tanto stretto tra strada ed argine del fiume, quanto denso di simboli, di status, d’identità, di potenza del piede e dei mezzi, quasi a volersi ubriacare dell’immagine di un sé e di un noi, che esiste solo in quanto contro. E sparano, per dirsi di esistere, musica ad altissimo volume, giorno e notte. Eppure, sia loro che gli anziani e tutte le signore con carrello della spesa tollerano l’imprenditrice che, posteggiato il suo camper nella lanca stradale, l’ha attrezzato per svolgere l’antico mestiere. Lo fa, infatti, con discrezione, forse a sconfinare con l’assistenza sociale a noi maschi sempre più in crisi di ruolo e d’identità.
In altre parole, la strafottenza della consapevolezza, data dalle tante primavere passate, dalle tante culture assimilate, sembra mettere la città, per quanto possibile, al riparo dagli estremi, sia di odio che di entusiasmo. Sembra quindi permettere che, giorno per giorno, i sistemi sociali e tecnici, per quel che basta, reggano. Tanto ladrona quanto vitale, disordine ed ordine sembrano quindi trovarvi un loro equilibrio e gli stessi rituali del sabato pomeriggio sembrano, da un po, meno carichi di rabbia da scaricare.
Ma, il vedersi comunque solida, nelle radici come nei progetti, nella capacità di accogliere, di mediare, di esistere, sembra, in più, che le stia dando nuova serenità, nuova dignità, nuova voglia di fare. Sembra che persino i burocrati stiano cercando di ostacolare meno la vita dei cittadini, permettendo loro di creare economia e benessere, senza comunque, strafare.
Da qualche tempo, forse da lui ispirati, forse presi nel desiderio inconscio di emulare il collega che danza sulla piattaforma e celebra con le braccia il diritto di ognuno a passare, sembra che persino i vigili provino a fluidificare il traffico, aiutando la città ad esprimersi.
Polo industriale e grande Comune agricolo, carica di imprese artigiane vecchie e nuove, di terziario d’ogni tipo, persino rurale, di economie sociali, alternative e solidali, Roma si va, peraltro, scoprendo anche più produttiva di quel che finora ha lasciato pensare di sé.
Sembra, quindi, che le tante primavere e la molteplicità socio-economico-culturale la stiano anche aiutando ad integrare i nuovi venuti, i nuovi romani. Quest’insieme la potrebbe, quindi, portare ad essere capitale tra capitali, senza complessi. La potrebbe aiutare a svolgere un ruolo costruttivo e sereno in quest’Europa che vorremmo leader di pace, promotore di incontro e dialogo alla scala vasta cui i processi evolutivi, volendo o non volendo, ogni giorno ci avvicinano. Per viverli, quindi, con come un’opportunità, con la strafottenza della consapevolezza di cui solo Roma è capace.
6-1-2010 Franco Paolinelli
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