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martedì 4 settembre 2012

Perché puntare sull'agricoltura urbana (2)

La seconda parte della relazione di Franco Paolinelli, sull'agricoltura sociale.


La creazione e gestione di iniziative di agricoltura urbana, ovvero di aree nella quali, con formule varie si pratichi dell’agricoltura, implica la partecipazione di varie tipologie di professionisti ed imprenditori, nelle seguenti fasi operative:
  • Promozione;
  • Organizzazione, progettazione e costruzione giuridico – economica delle iniziative;
  • Progettazione fisica;
  • Costruzione fisica del “giardino ad orti”;
  • Manutenzione fisica;
  • Conduzione, gestione giuridico - economica;
  • Animazione;
  • Gestione di servizi commerciali collaterali.

Dato in numero di ruoli necessari l’indotto d’impresa e di occupazione può essere rilevante e può coinvolgere figure imprenditoriali diverse e complementari.

Ho ipotizzato lo strumento dell’Associazione / Club, come impresa per l’offerta e la gestione dell’orticoltura urbana perché ritengo che possa:
  • Rendere semplici la procedure per la creazione giuridico - economica delle iniziative;
  • Garantire le proprietà dalla creazione di vincoli di difficile estinzione;
  • Fruire di una consolidata normativa di settore;
  • Remunerare in modo equo tutti i fattori produttivi necessari;
  • Permettere le forme di redistribuzione e solidarietà eventualmente desiderate in forme varie;
  • Garantire una qualche forma di controllo democratico sulla gestione delle iniziative.

Ho ipotizzato che gli Agro-club possano aderire ed essere promossi da una Federazione degli Agro-Clubs. Infatti, una loro rete potrebbe:
  • Codificare e standardizzare le forme di contratto e le modalità di gestione;
  • Garantire meglio le parti e regolare meglio i rapporti reciproci;
  • Sostenere un approccio di qualità ambientale e paesaggistica delle iniziative;
  • Garantire i servizi collaterali a prezzi convenienti;
  • Stimolare lo sviluppo dell’agricoltura urbana;
Stato attuale a Roma:
Negli ultimissimi anni il tema orti urbani ha vissuto un vero exploit di interesse. A questo si và affiancando la nascita di iniziative di ogni tipo, dalle occupazioni abusive, alle sperimentazioni nel privato e nel privato sociale, alla creazione di consorzi privati di villette con area condominiale ad orti, ai concorsi per gli orti sui tetti….…...
Comunque, diverse iniziative si stanno orientando verso il modello di gestione Agro-Club, date le garanzie che offre a tutti i soggetti della relazione giuridico - economica necessaria. La SAP, insieme alla ONLUS Il Fiore del Deserto, si sta attrezzando per rispondere al meglio alle esigenze di chi volesse intraprendere la creazione di un agro-club ovvero ne cerchi uno nel quale praticare l’attività stessa.

NECESSITA’:
Per rispondere ai problemi sopra esposti, sia alla scala della politica globale che di quella locale, il lavoro di organizzazione da fare è moltissimo. NON È FACILE e dovrà, necessariamente essere paziente.
I possibili operatori del “Polo della Responsabilità”, a qualsiasi partito appartengano, debbono, quindi, rendersi conto che il compito che sentono di dover fare è di lunga portata ed il suo svolgimento non darà soddisfazioni e prebende a breve. La loro remunerazione sarà soprattutto data dalla soddisfazione della propria coerenza.
In questo quadro, alla scala dell’agricoltura urbana romana, è necessario costruire una “cabina di regia” per:
  • Censire le energie e le risorse disponibili;
  • Integrare e possibilmente coordinare le iniziative esistenti ed in corso di sviluppo;
  • Definire ruoli e procedure perché le opportunità che l’agricoltura urbana e gli Agro-Clubs in particolare, potranno determinare siano distribuite nel modo più equo possibile.
  • Costruire modelli di qualità ambientale, paesaggistica e socio-culturale alta, cui le esperienze reali possano puntare.
CONCLUSIONI
Portare avanti le linee guida sopra elencate non è facile. Proporre, partendo dalla “TERRA”, una possibile via Romana per contribuire a costruire l’organizzazione necessaria alla nuova scala di villaggio a cui si dovrà, necessariamente, arrivare non è facile. In altre parole, proporre un’idea di Roma come miglior punto di equilibrio possibile tra ordine e disordine non è facile.
Creare l’Agro-Club come luogo pilota di produzione di organizzazione e di integrazione, quindi di bellezza e non di “accrocco”, non è facile
Promuovere l’agricoltura urbane evitando che diventi l’ennesimo spazio per l’abuso di piccoli e grandi potenti, quale che sia la bandiera che sventolano, no è facile.
L’alternativa, però, è accettare il degrado in tutte le sue forme.
Accettarlo senza reagire, ovvero rinunciare, equivale ad associarsi al vuoto che, chi sa guardare, vede negli occhi di ogni conduttore di SUV romano.

                      

lunedì 3 settembre 2012

Perché puntare sull'agricoltura urbana (1)


Il testo che proponiamo è una sintesi della prima parte di una comunicazione che Franco Paolinelli ha presentato in luglio ad un congresso sull'agricoltura urbana tenutosi in Inghilterra. L'a.s. è una delle forme di quel comune non coincidente con il pubblico che denota le nuove forme di autorganizzazione sociale ed economica di cui abbiamo più volte parlato (vedi il pezzo su Hardt). E' anche una delle proposte avanzate, secondo la formula dell'agro club, in Per Roma, il libro collettivo sulla capitale, di cui è in preparazione la seconda edizione con nuovi contributi.

                         

I processi evolutivi in atto con l’ampliamento di scala del “villaggio” verso il globale sono di grande portata. La disorganizzazione che ne deriva a livello socio-economico, politico ed ambientale è altrettanto imponente. Quindi, la creazione dei nuovi livelli e delle nuove modalità di organizzazione necessari, a livello macro-politico, politico, economico, culturale, sociale…..NON E’ FACILE. Implica impegno, capacità e visione che vanno molto oltre il piccolo cabotaggio.
Una nuova agricoltura, un nuovo rapporto con la TERRA, possono contribuire ad alleviare gli stress, di scala globale e locale, che necessariamente derivano dai processi evolutivi in atto.
Cercherò di applicare questo criterio al tema trattato: l’agricoltura urbana.

Per capirne la rilevanza e fare le scelte conseguenti va tenuto conto di alcuni dei processi di macro scala in atto:
  1. Integrazione delle economie a scala globale, quindi crisi dell’agricoltura italiana: non competitività, dipendenza assistenziale;
  2. Espansione delle aree urbane e peri-urbane, creazione di città diffuse, sviluppo di sistemi urbani di scala provinciale, cementificazione diffusa;
  3. Crisi ambientale, effetto serra, inquinamenti, squilibri nella disponibilità dell’acqua;
  4. Dis-integrazione delle comunità in termini sia sociali che economici, crisi delle culture tradizionali delle comunità, fuga dei giovani dal territorio, resa dei conti dell’assistenzialismo pubblico;
  5. Perdita di abilità individuali nella sfera fisica, manuale, pratica data dall’incremento esponenziale di dipendenza da società complesse. Fattore di rischio in quanto i sistemi complessi non sono ancora efficienti ed affidabili.
  6. Nuove funzioni del territorio extra-urbano:
    • Ambiente: Protezione della natura, sviluppo della copertura forestale per creare magazzini di Carbonio, per la difesa dal dissesto idro-geologico, consumo di suolo per la produzione agro-energetica…..;
    • Terziario Rurale: trasformazione dell’economia del territorio dal primario al terziario: persistenza e sviluppo di una diffusa “domanda di ruralità”: agricoltura sociale, agriturismi, seconde case in campagna, piccole aziende agricole, hobby farming, orti urbani…..: forme di agricoltura da leggere come terziario avanzato;
  7. Avvio dell’agricoltura urbana, sviluppo di una nuova idea di città come organismo autotrofo: verso l’auto-produzione di energia e di alimenti integrata vicino, in mezzo, sopra, e dentro alle aree metropolitane.
In questo quadro, l’agricoltura distribuita nel tessuto urbano e peri-urbano può essere un fattore positivo nel contrastare la disorganizzazione che i processi evolutivi in atto determinano. Può, in altre parole, essere un possibile fattore di tamponamento degli stress ed allo stesso tempo di reintegrazione del dissesto, presente a livello sia bio-ecologico che sociale, quindi di edificazione di complessità consolidata e sostenibile.

A) L’agricoltura urbana come elemento di benessere, sostegno ed integrazione sociale:
  • Servizi per anziani e per soggetti con difficoltà;
  • Hobby farming urbano come possibile fattore antistress e d’identità per adulti e giovani;
  • Benessere fisico dato dall’eseguire attività fisica all’aperto;
  • Possibile evoluzione delle fattorie multifunzionali in ambiti di fiducia e consuetudine, frequentati con regolarità dalle 3 generazioni, al punto da diventare estensioni della “casa”, la “Family Farm”.
  • Servizi per bambini: negli ambiti di A.U. i bambini potranno vivere la sperimentazione costante del reale, trovandovi tutte le sollecitazioni della ruralità e della natura, la cui importanza formativa ed evolutiva è ben nota. I contesti potranno, però, essere più sicuri della campagna dei nostri nonni e bis-nonni.
  • Occupazione protetta: integrazione di produzione e sistemi di welfare.
  • Ambito di socializzazione ed integrazione, la cultura ed i cicli della ruralità implicano cerimonie che hanno il compito di creare comunità e consolidarne i legami.
  • Formazione professionale.

B) L’agricoltura urbana come possibile servizio ambientale e paesaggistico:
  • Riqualificazione aree urbane degradate, anche di piccole e piccolissime dimensioni, integrate nella maglia urbana;
  • Gestione di aree di verde fruibile a costi molto bassi, eventualmente con utili, per gli Enti responsabili;
  • Fito-depurazione a carico di polveri, inquinanti gassosi, inquinanti liquidi, reflui organici, con restituzione alla TERRA;
  • Compostaggio locale di rifiuti urbani organici e riuso / smaltimento / riciclaggio, con restituzione alla TERRA;
  • Valorizzazione delle risorse idriche di recupero, a fronte dalla crescente carenze delle risorse idriche primarie;
  • Valorizzazione paesaggistica, progettata e guidata, di materiali naturali prodotti dalla foresta urbana (legno, frascame, fogliame….), con restituzione alla TERRA;
  • Possibile valorizzazione paesaggistica, progettata e guidata, di rifiuti solidi urbani metallici, plastici, legnosi…., da edilizia….., con restituzione alla TERRA;
  • Incremento delle superfici a verde foto-sintetizzante se confrontato con le aree destinate a produzione agricola.

C) L’agricoltura urbana come elemento di sviluppo economico:
  • Valorizzazione delle potenzialità di realizzazione di beni da parte di fasce deboli della società;
  • Integrazione del reddito familiare;
  • Produzione di servizi di assistenza socio-sanitaria a costi competitivi rispetto ai servizi correnti;
  • Recupero alle filiere economiche locali di parte delle risorse economiche dello Stato spese per le pensioni.
  • Possibile indotto su tutta la filiera del verde, nascita di molte piccole imprese diffuse sul territorio;
  • Creazione di posti di lavoro;
  • Possibile formazione d’identità e d’abilità spendibili nell’agricoltura urbana e nella filiera del verde;
  • Produzione di cibo già pagata dagli altri servizi, quindi a costo competitivo;
  • Sinergia e stimolo dell’agricoltura primaria locale;
  • Filiera cortissima.
CONTINUA

martedì 15 maggio 2012

Acquedotto pugliese: bacchettate da Corte Costituzionale e Corte dei Conti

Le ultime vicende riguardanti l'Acquedotto pugliese dimostrano quanto lo stato di fatto prodotto dal referendum sull'acqua del giugno scorso abbia prodotto una situazione a dir poco confusa.
 Una recente relazione della Corte dei Conti aiuta a vederci più chiaro. La Regione Puglia, con l.r. 20 giugno 2011, n. 11 ha stabilito che «il servizio idrico integrato della Puglia è affidato a un’azienda pubblica regionale che realizza la parte prevalente della propria attività con l’ente pubblico che la controlla, anche per beneficiare delle economie di scala e di scopo e favorire una maggiore efficienza ed efficacia nell’espletamento del servizio e con l’obbligo del reinvestimento nel servizio di almeno l’80 per cento degli avanzi netti di gestione». In sintesi, acqua pubblica gestita da una società interamente pubblica. Non solo, i dipendenti della ex s.p.a. Acquedotto pugliese transiterebbero ipso facto nell'organico della neo costituita azienda regionale. Ma si può fare ? Sembrerebbe di no, almeno a parere della corte costituzionale che, con sentenza 21 marzo 2012, dietro ricorso della presidenza del Consiglio, ha affarmato l'incostituzionalità tanto del primo che del secondo punto.
1) «La disciplina dell’affidamento della gestione del SII attiene, come più volte affermato da questa Corte, alle materie tutela della concorrenza e tutela dell’ambiente, riservate alla competenza legislativa esclusiva dello Stato. 2) «La normativa impugnata dispone un generale ed automatico transito del personale di una persona giuridica di diritto privato, la S.p.A. Acquedotto pugliese, nell’organico di un soggetto pubblico regionale, l’Azienda pubblica regionale denominata AQP, senza il previo espletamento di alcuna procedura selettiva». Insomma, la tutela della concorrenza non è materia regionale e non si può transitare nella p.a. senza concorso. Elementari principi liberali che mal si attagliano al vento statalista che sembra unire l'intera compagnia di Vasto. Della vicenda, a quanto ci risulta, nessun giornale ha parlato.

lunedì 16 aprile 2012

Debito - rigore - recessione. Come uscirne ?

Dalla spirale debito - misure rigoriste - recessione non si esce. Nonostante le buone intenzioni del governo Monti. L'Italia ha un debito pubblico pari al 120 % del Pil di cui il 47% collocato all'estero. Le cause di questo disastro sono note e attengono alla debolezza cronica del sistema istituzionale italiano, passato dalla guerra fredda alla globalizzazione senza una vera soluzione di continuità. Governi deboli nella prima e nella seconda repubblica. Non resta che sperare nella terza. Tuttavia, gli italiani se non hanno virtù di governance istituzionale una qualità ce l'hanno: sono ricchi, molto ricchi. La ricchezza privata, finanziaria e immobiliare, supera di 7 volte l'ammontare del debito pubblico. Come dire: bravi nella produzione di ricchezza, incapaci nella gestione di sistemi complessi. La dannazione di un'antica vocazione all'individualismo. I veti incrociati di questi giorni ne sono l'ennesima dimostrazione. Stando così le cose, rimanere in attesa di una fantomatica ripresa che non viene può essere esiziale. E allora esiste nel medio termine un'alternativa alla massiccia vendita del patrimonio pubblico (Eni, Enel, in primis) e alla patrimoniale ? Se le cose stanno così ci vorrà una coalizione grande, grandissima per salvare la democrazia e arginare i nuovi mostri pupulisti all'orizzonte.

lunedì 22 agosto 2011

La globalizzazione non fa sconti


The Endless city è una ricerca sulle città contemporanee promossa da Deutche bank in collaborazione con London school of economics, al momento disponibile solo in inglese. Due volumi bellissimi, documentati, nei quali architetti, scienziati, studiosi di problemi urbani descrivono problemi e prospettive delle città. Dove vive ormai più del 70% della popolazione umana. Sono state scelte 12 città, i luoghi dove si sta formando il nuovo mondo dell'economia dell'informazione: Londra, Berlino, Istanbul, San Paolo, Città del Messico, Johannesburg, Mombai, Shangai, New York, Chicago, Honk Kong,Shangai. Solo due europee. Nei due volumi del libro l'Italia non è praticamente mai nominata, né si parla dell'area mediterranea. Piccoli segnali che danno l'idea della vastità delle questioni che ci troviamo di fronte e del salto di classe dirigente necessario per affrontarle. Altro che pensioni di anzianità.

lunedì 25 luglio 2011

Per gli Usa il problema non è il debito

Il pericolo di un default degli Stati Uniti è in realtà inesistente. Basterebbe un emendamento sul tetto di debito possibile approvato dal Congresso per farlo svanire. Né i mercati sembrano particolarmente preoccupati visto che gli spread sul debito Usa rimangono invariati. Il vero problema riguarda il sistema istituzionale. La possibilità che una componente fondamentalista, i tea party, eserciti il veto su qualsivoglia iniziativa presidenziale, anche se, come nel caso di Obama, ispirata al bene comune. Ciò che non funziona è il famoso sistema di pesi e contrappesi. La ragione è legata al mutamento genetico subito dal partito repubblicano da Reagan in poi. La radicalizzazione del GOP ha fatto saltare il patto tacito che stava alla base del presidenzialismo bicefalo modello Usa: la moderazione. Da allora l'unico modo per rendere effettivamente governabile il sistema è la doppia maggioranza, evento quasi ormai abbastanza raro vista la volatilità politica tipica di tutte le ultime tornate elettorali. In sostanza, ad una vittoria di una parte alle presidenziali, segue un riequilibrio nelle elezioni di mid term. Il che rende il sistema di fatto ingovernabile. Il tutto ci conferma in una convinzione: il presidenzialismo o non funziona, come negli Usa, oppure assume una deriva cesaristica, come in Francia. Dove il parlamento è una semplice comparsa. Il modello da seguire per noi è un altro ed è quello in vigore in Germania.

domenica 17 luglio 2011

Non c'è nessuno spettro in giro per l'Europa

Anche il sole 24 ore, dopo il documento firmato da Amato e altri "amici dell'Europa", rilancia la proposta di emissione di bond europei anti crisi. Il che è sufficiente a far esultare chi, come il network per il socialismo europeo critica la subordinazione del PD alle logiche mercatiste della Bce. Magari si potesse ricondurre il tutto ad una nuova manifestazione spietata del capitale contro cui organizzare l'opposizione. La logica della globalizzazione è, però, lei sì maledettamente brutale. E ci dice che il problema non sono solo gli speculatori e gli avidi banchieri, ma i sistemi poco efficienti, come il nostro, che non reggono più. E allora viene la parte più scomoda di quel decalogo del Sole: pensioni a 70 anni, privatizzazioni, aumento rette universitarie, abolizione del valore legale del titolo di studio, liberalizzazioni. Tutte cose che la sinistra conservatrice (Fiom + Sel) vede come il fumo agli occhi.
I conti tornano sempre ?

martedì 12 luglio 2011

L'alternativa non è tra Blair e Jospin

Non si sente proprio il bisogno di una riedizione della discussione anni '90 tra jospiniani e blairiani. Leggendo il Riformista (meritorio promotore del dibattito) di questi giorni sembra invece essere tornati indietro di un decennio. Oggi non è possibile riproporre né la ricetta tardo welfarista alla francese, né il liberismo che ha fatto le fortune di Tony. Il primo non è sostenibile alla luce della crisi globale, il secondo presuppone una costante espansione della torta, al momento inimmaginabile. La rotta economica del PD, Sel e Di Pietro lasciamoli alle loro comode posizioni jospiniane, non può prescindere dal rigore e dal rispetto dei moniti finanziari provenienti da Bruxelles e dalla Bce. Dove siede un Ciampi boy e allievo di Modigliani come Draghi, non un affamatore del popolo. Un giusto mix di riforme anticorporative (ordini professionali), liberalizzazioni (energia,autostrade, trasporti), riduzione del peso dello stato (province, uffici territoriali di governo e banca d'Italia), welfare a favore dei giovani. Sperando che riprenda la crescita. Solo allora si potrà rispolverare un po' del caro, vecchio socialismo europeo.

sabato 11 giugno 2011

Mezzo pollo a testa

Inquietanti considerazioni sulla crescita delle retribuzioni nell'ultimo decennio al netto dell'inflazione in un articolo da La Repubblica che fa riferimento ai contenuti del rapporto annuale Bankitalia per il 2010 pubblicato il 31 maggio e di cui si consiglia una consultazione più approfondita. (Vedi sul sito www.bancaditalia.it ).
Una prima morale è che davvero è necessario mettersi a studiare un po' di statistica per imparare a leggere bene i dati. Altrimenti si rischia di essere superficialmente irretiti dalla macchietta, come nella vecchia storiella del mezzo pollo a testa: vogliono convincerti che va bene così, peccato che tu digiuni mentre l'altro si sbafa un pollo tutto intero...
Alcune considerazioni:
1) Tra i dipendenti pubblici rientrano manager, consiglieri e consulenti strapagati, spesso imposti dai politici di turno.
2) Nel settore - paradigmatico - dell'istruzione le retribuzioni crescono meno della metà che in quello dei servizi domestici!
3) Dati fuorvianti vengono diffusi spesso per precedere vessazioni (o peggio) di minoranze o categorie su cui attirare lo sdegno popolare. Quali purghe governative sono al varco per il settore pubblico ?

venerdì 10 giugno 2011

La politica degli annunci

Ci risiamo, il nostro governo continua ad annunciare meraviglie di cui però gli italiani non riescono a vedere gli effetti.
L'ultima di una serie di proclami: scosse all'economia divulgate attraverso i media, opere pubbliche mai rese operative salvo quelle che rientrano nelle varie emergenze (e finiscono per costare molto di più), riduzione delle tasse.
Intanto il nostro PIL continua ad agonizzare, mentre Germania e Francia tirano la ripresa europea e i paesi asiatici ci superano lasciandoci al palo.
(Leggi i dati dal Sole24ore)

Per ricordare la serie degli effetti annuncio passati e presenti proponiamo ancora due link, entrambi da "La Repubblica":
- commento di M.Giannini del 9 aprile
- reportage sul CdM di ieri .
Continua così la divaricazione destabilizzante tra riformismo mediatico di facciata e riforme realizzate da un governo in una democrazia rappresentativa.

lunedì 30 maggio 2011

Nucleare no grazie, e poi?

In tema di energia si esprimono con proposte anche molto forti alcuni paesi europei, in particolare la Germania. E l'Italia? Non sembra di vedere da noi una politica energetica di lungo o medio respiro. Siamo fermi all'uso massiccio del gas e all'acquisto di energia dall'estero, mentre la ricerca procede a fatica. Certamente bisogna lavorare in molte diverse direzioni, e soprattutto (negli USA gli investimenti in ricerca sono massicci) bisognerebbe spendere milioni nella ricerca. Piuttosto che scambiare slogan lobbistici (filo o contro governativi) contro veti incrociati da comitati "No-Tutto" e vari senza se e senza ma, bisognerebbe in primis studiare studiare studiare. Competenze scientifiche e tecniche non mancano nemmeno in Italia.
Sempre se in troppi non saranno ancora costretti a cercare lavoro e riconoscimento all'estero... Per approfondire ad esempio pro e contro del nucleare di quarta generazione segnalo, da un sito volutamente non super partes (ecologiae.com):
Approfondimento sul nucleare di quarta generazione

venerdì 4 febbraio 2011

Simulazioni di patrimoniale

Torniamo sulla proposta di Veltroni e altri. Con qualche dato in più.

Perché una patrimoniale ?
ll debito pubblico italiano ha raggiunto una cifra ormai prossima ai 2 milioni di miliardi di euro (ad ottobre 2010 ammontanava, secondo un dato Banca d'Italia a 1.867,384 miliardi). Ci costa circa 75 miliardi annui di soli interessi. E' stato prodotto, come noto, negli anni '80 e costituisce una delle cause della caduta della prima repubblica. Nel link l'escalation del debito pubblico italiano. (Leggi i dati)

E' evidente che un paese con un simile fardello non solo non può crescere, ma è destinato ad un rapido declino. Che fare allora ?

La patrimoniale
La patrimoniale è uno dei pochi temi che mettono d'accordo parti dei diversi poli: Tremonti ne è un sostenitore, come Veltroni e Giuliano Amato. Ma la si può attuare in diversi modi e qui entrano in scena i numeri, come ha osservato Ricolfi in un'intervista al Riformista dell'1 febbraio. (Leggi l'intervista a Ricolfi)

In Italia circa il 50% della ricchezza è detenuto da 2,5 milioni di famiglie, il "decimo" più fortunato degli italiani. Se a costoro fosse applicata una patrimoniale di 100.000 euro lo stato incasserebbe 250 miliardi. Per arrivare ad un dimezzamento del debito (la soglia in grado di produrre benefici apprezzabili) ne mancherebbero altri 650.
Chi li sborsa ? Inevitabile fare entrare in gioco le restanti 16,5 milioni di famiglie unite solo dal fatto di essere proprietarie di case. In media, ognuna di loro dovrebbe pagare 40.000 euro. Posto che le aliquote fossero calibrate sui livelli di reddito e si provvedesse ad una rateizzazione, si tratterebbe in ogni caso di un salasso difficile da far passare per qualsiasi governo. Un'altra proposta, di segno più minimalista, è stata formulata da Giuliano Amato sul Corriere della sera del 22 dicembre 2010. L'obiettivo dichiarato è di portare il debito sotto la soglia di rischio dell'80% del Pil: ponendo la riduzione a carico di un terzo degli italiani, si arriverebbe, nella simulazione di Amato, a 30.000 euro ad italiano da rateizzare in due anni. Fantascienza ? Sì, se si interpreta la rimozione del tema da parte delle forze politiche. No, se si guarda agli effetti devastanti prodotti dalla montagna del debito pubblico italiano.

Scenari
Il punto è che si tratta di una medicina difficilmente eludibile. Ma l'unica condizione che la può rendere praticabile è la garanzia della estirpazione del meccanismo che fin qui ha prodotto il debito. Interventi draconiani sulla spesa pubblica, ma non solo. Miglioramento della competitività per attirare investimenti esteri (oggi al minimo in Europa, davanti alla sola Grecia), lotta all'evasione e alla criminalità, responsabilizzazione degli enti territoriali. Insomma, un'altra Italia, difficile da immaginare. Per fare tutto ciò non è sufficiente un governo di maggioranza partorito nell'ambito del bipolarismo. Serve una grande coalizione, la sola a potere gestire un periodo, lungo temiamo, di lacrime e sangue. E allora potremo dire di avere archiviato il berlusconismo.

lunedì 31 gennaio 2011

Tassare le rendite: voci dal socialismo europeo

E' in corso da tempo una riflessione all'interno del socialismo europeo sulla crisi apertasi nel 2008 e sul conseguente incremento delle disuguaglianze che ha prodotto. Non si tratta di una dato inedito. Sappiamo da tempo che dagli anni '70 la crescita dell'economia finanziaria e la deregulation che l'ha accompagnata, hanno spostato risorse straordinarie a favore di una sempre più ristretta minoranza (dal 1976 al 2007 per ogni dollaro di crescita, il 58% è andato all'1 % delle famiglie più ricche, dato calcolato dall'economista indiano R. Rajan e citato da S. Fassina in un articolo uscito sull'ultimo delle "Nuove Ragioni del socialismo"). In Italia questo dibattito arriva poco e, nel caso del PD e del resto della sinistra riformista, non riesce a tradursi in proposte chiare innestate su un limpido profilo politico. Sarà perché la discussione porta a parlare inevitabilmente del grande tabù del dibattito pubblico italiano: le tasse. Se si vuole pensare ad una più equa distribuzione, si dovrà agire sulla leva fiscale. E' questa in sostanza la proposta dei socialisti europei. Si pensa così all'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, a tasse "verdi" e sulle banche. E' una strada ambiziosa, ma dura. In Italia per avere qualche possibilità di successo dovrebbe connettersi alla riforma della p.a. e a misure anti spreco e anti corporative. Altrimenti, temiamo, la propaganda populista della destra avrebbe la meglio. Ancora una volta.


( link al convegno tenutosi a Roma nel novembre scorso)

mercoledì 25 agosto 2010

Pillole su Pomigliano e dintorni

Tutte le critiche alle imprese che delocalizzano sono sensate, ma tant'è. Il costo della manodopera è il problema principale, sopratutto perchè, come sappiamo, ogni addetto guadagna 100 e costa 200.
Va preso in esame anche il fatto che gli "occupati" sono oggo un polo di conservazione, non a caso molti operai del nord vanno con la lega, la classica forza populista.
Fare una politica di inclusione alla scala necessaria, quella globale, non è semplice. A me sembra che lo stiano facendo di più i cattolici che le varie sinistre.

F.P.

martedì 13 luglio 2010

Agricoltura sociale

Intervista di Franco Paolinelli al presidente di Rete fattorie sociali.



Video su youtube

lunedì 1 marzo 2010

IMMIGRATI

Chissà che ne penseranno i piccoli imprenditori lombardi o veneti di una giornata senza immigrati. 24 ore senza che gli stranieri contribuiscano al, pur magro di questi tempi, Pil italiano. E' un'idea che viene dalla Francia. Il 1° marzo gli immigrati, i loro discendenti e tutte le persone consapevoli dell'apporto dell'immigrazione all'economia nazionale non hanno consumato, venduto e, soprattutto, lavorato.
Leggi l'intervista a Nadia Lamarkbi e alcuni dati su stranieri e criminalità.

sabato 9 gennaio 2010

Crisi economica e TG-gossip

Mentre, complici le vacanze natalizie, tutti si sono impegnati a "discutere sul nulla" e i telegiornali sono stati riempiti pravalentemente con gossip, oroscopi e varie note di costume (pur di non dare notizie), la situazione economica del paese si mostrava in peggioramento.
Stando agli indicatori Istat, nel 2009 cresce in modo preoccupante il deficit e aumenta la disoccupazione soprattutto tra i giovani mentre è quadruplicato il ricorso alla cassa integrazione.
I dati:
- dalla Pagina di ECONOMIA su Repubblica
- dalla Pagina ECONOMIA&LAVORO - Sole24Ore

venerdì 8 gennaio 2010

L'affare dell'acqua ai privati

Il recente Decreto Ronchi ha stabilito che la proprietà dell'acqua resti pubblica ma, di fatto, prevede che entro la fine del 2011 almeno il 40% delle società di gestione passi ai privati.
Tra le varie reazioni si veda l'appello di Alex Zanotelli sul sito di Nigrizia .
Altrove ( vedi ed esempio sul Sole24Ore ) il provvedimento viene visto come l'opportunità per una modernizzazione del servizio, specialmente nel Sud: ma gli enti locali sapranno gestire e controllare l'apertura al mercato?

lunedì 4 gennaio 2010

ILLUSIONI

(p.a.) Dedicato a chi, come il sottoscritto, pensa che la politica sia influenzata dall'economia.
Vai all'articolo su www.corriere.it

domenica 3 gennaio 2010

POLITICA ED ECONOMIA

Sul Sole 24 ore di domenica 3 gennaio, Richard Freeman, economista di Harward scrive che l'insegnamento che possiamo trarre dalla recessione è chiaro: l'anello debole del capitalismo non è il mercato del lavoro, ma il mercato finanziario.
Insomma, per creare stabilità e, quindi, lavoro, non occorre più flessibilità sull'occupazione, ma più controllo sulla finanza. E tutte le discussioni di casa nostra sulla legge Biagi, sulla flessibilità in uscita, sull'art. 18 ? Erano il primo tempo di una partita il cui secondo tempo dovrebbe prevedere: revisione del Welfare in favore dei giovani, pensioni, contratto unico, riforma di p.a. e università, liberalizzazioni (servizi pubblici locali, professioni). Un bel programma per un leader politico, di destra o sinistra, desideroso di passare dai tg della sera ai giardinetti.