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martedì 22 maggio 2012

Non violenza e sinistra

Nel link che segue lo splendido dialogo tra il Dalai Lama e Vito Mancuso sulla non violenza e l'amorevole compassione. Temi che hanno una dimensione politica, come hanno dimostrato l'esperienza di Gandhi e della rivoluzione sudafricana. Ma come declinare nella politica italiana la non violenza ? Come far sì che la disobbedienza civile possa divenire patrimonio comune a tutti coloro che lottano per la libertà e la giustizia ? Da qui una chiave possibile per riscrivere la politica del futuro.



mercoledì 16 maggio 2012

Le Api e la Repubblica: democrazia e non democrazia in Italia

La storia della Repubblica italiana, dal 1947 fino ad oggi,  si può dividere in diverse fasi, come se si trattasse dei vari atti di uno stesso dramma teatrale. Ciascun atto ha la durata di quindici anni. Perché quello è il tempo del bioritmo, ciclico e politico, della storia dei nostri ultimi sessantacinque anni. Dalla primavera del 1947, infatti, l’Italia ha conosciuto un percorso storico-politico assai travagliato e incapace di porre fine all’emergenza di una “transizione infinita” che, dalle macerie del regime fascista, non è riuscita a condurci ad una democrazia liberale. Si è come rimasti chiusi in un limbo, dove il sistema partitocratico, corporativo, monopolistico, burocratico e ideologico ha impedito il superamento dì quei tratti non democratici e illiberali ereditati dal regime precedente. La prima fase della nostra storia repubblicana va dal 1947 al 1962, cui segue la fase di “crisi” del 1963 e, poi, si ha una risoluzione nel 1964. La seconda fase va dal 1964 al 1977, con la fine del quindicennio precedente rappresentata dal 1978 e con la risoluzione simbolicamente identificata nel 1979. Il terzo tempo va dal 1979 al 1992. Il quarto atto della Storia della nostra Repubblica va dal 1994 al 2008. Il 2009, perciò, rappresenta l’inizio dell’ennesima fase di transizione che apre un’ulteriore capitolo. In altre parole, il conflitto tra democrazia e non-democrazia ha radici lontane, ma dura tuttora. Da qualche anno a questa parte, forse proprio a segnare l’ultimo di questi confini temporali, per via della enorme diffusione di pesticidi in agricoltura, si sta verificando un fenomeno preoccupante: la scomparsa delle api. A tal proposito, il Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, lo scorso aprile, ha presentato  a Roma, in una conferenza stampa, i risultati di un importante progetto di ricerca sui meccanismi che causano la mortalità delle colonie di api sul territorio nazionale. Lo studio è stato condotto con  una innovativa metodologia di monitoraggio “sul campo”. La mortalità degli alveari italiani è un “qualcosa” che fa tornare alla mente l’articolo di Pier Paolo Pasolini intitolato “Il vuoto del potere in Italia” e meglio conosciuto come “L’articolo delle lucciole”, pubblicato il 1° febbraio 1975 sul Corriere della Sera. La mortalità degli alveari nel nostro Paese rappresenta una grave minaccia ecologica ed economica: si stima che, tramite l’impollinazione, le api sostengano la vita dell’84% delle piante e del 75% di quelle di interesse alimentare. Per questo è particolarmente importante capire quali sono le cause e gli effetti di questo fenomeno. Si è visto, infatti, che le interazioni genotipo-ambiente, i cambiamenti climatici ed altri diversi fenomeni possono influire sul livello di resistenza degli insetti. I dati dimostrano – ha spiegato il direttore del CRA-API di Bologna Marco Lodesani  “che diversi agenti di stress, interferendo con il sistema immunitario dell’ape, possono, indirettamente, facilitare esplosioni virali che rischiano, rapidamente, di condurre a morte le colonie. Un tale modello - ha aggiunto Lodesani - può consentire l’interpretazione di una serie di fenomeni collegati con la salute delle api e, dunque, indirettamente, con le produzione delle api stesse e più in generale con le produzioni agrarie”.
Pier Paolo Segneri
membro della Giunta esecutiva 
di Radicali Italiani

martedì 15 maggio 2012

Acquedotto pugliese: bacchettate da Corte Costituzionale e Corte dei Conti

Le ultime vicende riguardanti l'Acquedotto pugliese dimostrano quanto lo stato di fatto prodotto dal referendum sull'acqua del giugno scorso abbia prodotto una situazione a dir poco confusa.
 Una recente relazione della Corte dei Conti aiuta a vederci più chiaro. La Regione Puglia, con l.r. 20 giugno 2011, n. 11 ha stabilito che «il servizio idrico integrato della Puglia è affidato a un’azienda pubblica regionale che realizza la parte prevalente della propria attività con l’ente pubblico che la controlla, anche per beneficiare delle economie di scala e di scopo e favorire una maggiore efficienza ed efficacia nell’espletamento del servizio e con l’obbligo del reinvestimento nel servizio di almeno l’80 per cento degli avanzi netti di gestione». In sintesi, acqua pubblica gestita da una società interamente pubblica. Non solo, i dipendenti della ex s.p.a. Acquedotto pugliese transiterebbero ipso facto nell'organico della neo costituita azienda regionale. Ma si può fare ? Sembrerebbe di no, almeno a parere della corte costituzionale che, con sentenza 21 marzo 2012, dietro ricorso della presidenza del Consiglio, ha affarmato l'incostituzionalità tanto del primo che del secondo punto.
1) «La disciplina dell’affidamento della gestione del SII attiene, come più volte affermato da questa Corte, alle materie tutela della concorrenza e tutela dell’ambiente, riservate alla competenza legislativa esclusiva dello Stato. 2) «La normativa impugnata dispone un generale ed automatico transito del personale di una persona giuridica di diritto privato, la S.p.A. Acquedotto pugliese, nell’organico di un soggetto pubblico regionale, l’Azienda pubblica regionale denominata AQP, senza il previo espletamento di alcuna procedura selettiva». Insomma, la tutela della concorrenza non è materia regionale e non si può transitare nella p.a. senza concorso. Elementari principi liberali che mal si attagliano al vento statalista che sembra unire l'intera compagnia di Vasto. Della vicenda, a quanto ci risulta, nessun giornale ha parlato.

venerdì 11 maggio 2012

CONTRO CROCE

Edmondo Marcucci fu pacifista, vegetariano, sodale di Capitini nella scelta non violenta. Qui riportiamo un suo commento su Croce in cui emerge come non sempre i liberali siano libertari.

Spesso si fa il nome di Benedetto Croce come quello di un grande intellettuale oppositore del fascismo che con la sua rivista "La Critica" e la casa editrice Laterza costituì un propugnacolo di libertà. Ciò rispoden alla verità fino a un certo punto. Nel senso che prima del fascismo Croce non si dimostrò un umanitario, un apcifista, un democratico, almeno nei suoi numerosi scritti. Con il suo "storicismo" (apparentato ad una filosofia idealistica riecheggiante Hegel), Croce derise con la sua caustica penna le correnti umanitarie, pacifiste, morlaistiche e libertarie della sua epoca, bollandole di astratti relitti illuministici e massonici, idee d'uomini in ritardo con la storia. Nella sua "Filosofia della pratica" scrisse che la guerra "é intrinseca alla realtà", "insita alla vita" e quest'affermazione la ripetè anche nel 1945 e nel 1946. Giustificò persino l'inquisizione cattolica chiamandola "veramente santa", avversò il socialismo, il modernismo cattolico.
(Sotto il segno della pace, 1983, p. 38)

sabato 5 maggio 2012

ACEA PUBBLICA ? PESSIMO AFFARE


Il Pd a Roma è in piena sindrome statalista. Sulla questione Acea è in prima fila per salvare la città dall'arrivo dei barbari privati. E così giù manifesti sul tradimento del referendum e condivisione piena della retorica movimentista. Che poi Acea sia sprofondata in una voragine finanziaria di cui non si vede soluzione, che strapaghi i suoi manager nonostante i risultati disastrosi, che si sia lanciata in operazioni improbabili all'estero (Santo Domingo e Colombia) che sia da anni terra di conquista di manager collocati dalla politica, cosa importa? L' importante è brandire la bandierina della salvaguardia del pubblico costi quel che costi. Ma vediamo qualche numero.
Azienda quotata in borsa, è detenuta da Caltagirone per un 15% e da Suez - Gaz de France per il 12,5%. Il resto è di proprietà del comune di Roma. Ha debiti per 2,29 miliardi a fronte di 6822 dipendenti, con un incremento tra 2010 e 2008 (gli anni di Alemanno) di 435 unità. Nel bilancio 2011 approvato in questi giorni registra un calo dell'utile netto del 6,5%, coerente con un quasi imezzamento del valore negli ultimi quattro anni. Sempre di questi giorni la polemica sui dirigenti strapagati: il direttore generale percepisce 756 mila euro annui più benefit per 86 mila euro, il consigliere delegato Staderini (uomo di Casini) 350 mila più bonus di 126 mila, il presidente 408 totali, il direttore del personale (fratello del medico personale di Berlusconi) 320 mila con casa pagata in centro. Per le aziende quotate, si sa non vale il tetto imposto dal governo alle remunerazioni dei manager pubblici, ma fuori dell'ala protettiva dei partiti certe performance difficilmente sarebbero passate inosservate (e impunite). Che fare? Privatizzazione totale, alienando anche il 30% eventualmente residuo, e affidare al pubblico il compito di regolare i servizi idrico e di illuminazione ovviamente salvaguardando l'interesse degli utenti. La privatizzazione, pur parziale, è sollecitata da Governo e antitrust, non da perfidi speculatori. La soluzione proposta, invece, da chi è contrario alla privatizzazione prevede la gara per l'appalto dell'illuminazione pubblica (vale il 2% del fatturato di Acea) lasciando il comune proprietario del 51%. Insomma, partiti padroni assoluti ora e sempre e avanti con i debiti.

giovedì 3 maggio 2012

Il novecento di Leo Valiani

E' uscito nel numero di aprile di Mondoperaio un articolo, di cui anticipiamo uno stralcio,  di Paolo Allegrezza su Leo Valiani, costituente e riformista senza partito nel corso della prima repubblica.

Antifascismo, militanza comunista, adesione a Giustizia e
Libertà (giugno ’40), Resistenza, Costituente, questione
giuliana: il lungo e scomodo viaggio nell’Italia repubblicana.
Politico, storico, giornalista, la biografia di Valiani descrive un
percorso complesso, non semplificabile in “fasi” rigide (Ricciardi,
2007, pp. 214-221). Ricostruendo il suo ruolo nel dibattito
precedente alle elezioni del 18 aprile ’48, è possibile riconsiderare
alcuni passaggi cruciali delle vicende riguardanti
la sinistra non comunista. E dei motivi per cui non solo la rivoluzione
democratica prefigurata dagli azionisti rimase un sogno,
ma la democrazia italiana fu sempre più condizionata dal
suo “blocco”, fino alla lunga crisi iniziata negli anni ’70. Quanto
su questo esito abbia pesato la scomposizione del patrimonio
di competenze e ideali riconducibile all’azionismo, è possibile
verificarlo ripercorrendo gli interventi sulla politica
economica svolti da Valiani alla Costituente. Vi è poi l’analista
della crisi repubblicana degli anni ’70 che dalle colonne del
Corriere della sera denuncia il pericolo di un nuovo collasso
della democrazia.

lunedì 30 aprile 2012

I Radicali alle amministrative

Pistoia, Asti, Rieti, Gorizia, L’Aquila, Marcellina (Rm), sono alcuni dei pochissimi Comuni che, in questa campagna elettorale per le amministrative del 2012, vedono presenti anche alcuni candidati Radicali. Infatti, i Radicali, per scelta, non si presentano alle elezioni amministrative, salvo rare eccezioni, cioè quando alcune determinate realtà locali o territoriali riescono ad assumere un particolare carattere politico. A tal proposito, forse qualcuno ricorderà che, già al congresso straordinario del marzo 1980, convocato appositamente per decidere sulla eventuale partecipazione dei Radicali alle amministrative, venne stabilita la non presentazione di liste del Partito Radicale alle elezioni comunali. Dunque, storicamente, la presenza politica ed elettorale dei Radicali alle amministrative rappresenta un fatto straordinario. Non a caso, nella storia degli ultimi trenta anni, le esperienze di liste Radicali o di liste laiche, civiche e verdi, connotate dalla partecipazione di esponenti Radicali, hanno sempre rappresentato una scelta politica e mai una mera partecipazione elettorale. Basti ricordare, soltanto per fare qualche esempio, l’importanza politica che, negli anni passati, ebbe la presenza dei Radicali nel voto amministrativo in città come Napoli, Catania, Trieste, Teramo, Bolzano o nella circoscrizione di Ostia e, più recentemente, alle ultime elezioni per il Comune di Milano. Qualche volta, comunque, capita anche che alcuni esponenti Radicali decidano di candidarsi trovando ospitalità in altre liste civiche o in liste di altri partiti, ma sono spesso candidature personali che, però, possono trovare l’interesse e il sostegno dell’intera nostra galassia. Anche per le prossime elezioni amministrative del 6 e 7 maggio prossimi, dunque, i Radicali non parteciperanno con liste proprie al voto per il rinnovo dei consigli comunali e provinciali. Ma ci sono, comunque, in questa occasione, delle candidature Radicali di cui è bene segnalare la presenza. Anzi, che meritano tutto il nostro sostegno. Innanzitutto a Pistoia, dove il primo e 2 maggio si recheranno i nostri parlamentari, oltre a vari esponenti e militanti Radicali per sostenere la lista denominata “Verdi Arcobaleno su Pistoia”. In questa circostanza, saranno tra gli altri presenti: Emma Bonino, Marco Pannella e Mina Welby. In particolar modo, è bene ricordare la candidatura del compagno radicale Raffaele Forci come terzo della lista subito dopo i 2 consiglieri verdi uscenti, a cui seguono, in ordine alfabetico, tutti gli altri candidati fra i quali vanno segnalati i Radicali Maria Manti, Manila Michelotti e Matteo Angioli. Il 2 maggio, sempre a Pistoia, nel corso della mattinata, ci sarà l’iniziativa delle “passeggiate radicali” per la distribuzione di materiale di propaganda nel centro cittadino. Alle ore 10, inoltre, è stata indetta una conferenza stampa al “Caffè degli artisti” in Piazza Giovanni XXIII; alle ore 11, si svolgerà un comizio in Piazza Giovanni XXIII, con Emma Bonino e Marco Pannella; alle ore 18, infine, l’appuntamento a Pistoia è per un comizio in Piazza Gavinana. Ma non basta: è importante ricordare che ci sono candidati Radicali in alcune altre città o comuni o realtà locali. In particolar modo, è di sicuro interesse la candidatura del radicale Enrico Salvatori, addirittura in corsa come candidato a Sindaco. Una candidatura, insomma, come primo cittadino del Comune di Marcellina, in provincia di Roma, e un candidato - soprattutto - che ha fatto della trasparenza e dell’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati il suo cavallo di battaglia per questa campagna elettorale. Giovedì 3 maggio, invece, alle ore 21:30, ad Asti, ci sarà la chiusura della campagna elettorale di Salvatore Grizzanti, segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta e candidato al Consiglio comunale nella lista del Pd. Molto ci sarebbe ancora da scrivere e da dire sulla presenza dei Radicali e sulle iniziative in programma nell’ultimo scampolo di questa campagna elettorale prima del voto del 6 e 7 maggio. Non posso qui elencarle tutte, ma potete trovare tutte le informazioni che vi interessano andando sul sito www.radicali.it
Pier Paolo Segneri