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mercoledì 24 giugno 2015

Viaggio a Tokyo di Yasujirō Ozu


Segnaliamo su you tube i capolavori di Jasujiro Ozu, nume tutelare di Wim Wenders. Nei suoi film le trasformazioni del Giappone nel secondo dopoguerra e il rapporto tra padri e figli. Iniziamo con "Viaggio a Tokio" (1953).



sabato 13 giugno 2015

Ornette







In ricordo di Ornette Coleman, una poesia di Aminiri Baraka/ Le Roi Jones


Qualcuno ha fatto saltare l'America
(Qualsiasi persona ragionevole
Si oppone al terrorismo
Sia quello interno
Che quello internazionale
Ma l’uno non dovrebbe
Servire
Per coprire l’altro)


Loro dicono che si tratta di un qualche terrorista, qualche
barbaro
Un Rab, in
Afganistan
Non erano i nostri terroristi americani,
il Klan o gli Skinheads
O quelli che fanno saltare le chiese dei negri
O che ci reincarnano nel braccio della morte
Non era Trent Lott
O David Duke o Giuliani
O Schundler, Helms che stava andando in pensione
Non era
la gonorrea in costume
il morbo del lenzuolo bianco
Che ha assassinato neri
Terrorizzato ragione e buonsenso,
Gran parte dell’umanità, a loro piacimento
Dicono (chi lo dice? chi crea il detto)
Chi li paga
Chi mente,
Chi si camuffa
Chi possedeva schiavi
Chi lucrava sui maschi da riproduzione
Chi s’è ingrassato con le piantagioni
Chi ha compiuto il genocidio degli indiani
E cercato di distruggere la nazione Nera
Chi campa su Wall Street
La prima piantaggione
Chi ti taglia le palle
Chi stupra tua mamma
Chi ha linciato tuo padre
Chi portava la pece, chi portava le piume
Chi aveva i fiammiferi, chi appiccava il fuoco
Chi ammazzava e assumeva
Chi dice d’essere Dio & invece è il Diavolo
Chi è l’unico immenso
Chi il più squisito
Chi somiglia a Gesù
Chi ha creato ogni cosa
Chi il più intelligente
Chi il più eccelso
Chi il più ricco
Chi dice che tu sei brutto e loro stupendi
Chi definisce l’arte
Chi definisce la scienza
Chi ha fabbricato le bombe
Chi ha fabbricato le armi
Chi ha comprato gli schiavi, chi li ha venduti
Chi ti ha chiamato con i loro nomi
Chi dice che Dahmer non era pazzo
Chi/ Chi / Chi/
Chi ha rubato Porto Rico
Chi ha rubato le Indie, le Filippine, Manhattan,
l’Australia & le Ebridi
Chi ha costretto all’oppio i Cinesi
Chi possiede i palazzi
Chi ha i soldi
Chi pensa che sei buffo
Chi ti carcera
Chi possiede i giornali
Chi possedeva le navi negriere
Chi comandava l’esercito
Chi il falso presidente
Chi il legislatore
Chi il banchiere
Chi/ Chi/ Chi/
Chi possiede le miniere
Chi ti confonde le idee
Chi ha pane
Chi ha bisogno di pace
Chi pensi abbia bisogno di guerra
Chi possiede il petrolio
Chi non si strapazza
Chi ha la terra
Chi non è un negro
Chi è così grande che nessuno è più grande
Chi possiede questa città
Chi possiede l’aria
Chi possiede l’acqua
Chi possiede la tua mangiatoia
Chi rapina e ruba e truffa e assassina
e fa verità di menzogna
Chi ti dà del rozzo
Chi vive nelle più grandi case
Chi compie il più grande crimine
Chi va sempre in vacanza
Chi ha ammazzato più negri
Chi ha ammazzato più ebrei
Chi ha ammazzato più italiani
Chi ha ammazzato più irlandesi
Chi ha ammazzato più africani
Chi ha ammazzato più giapponesi
Chi ha ammazzato più sudamericani
Chi/Chi/Chi
Chi possiede l’oceano
Chi possiede gli aerei
Chi possiede i centri commerciali
Chi possiede la televisione
Chi possiede la radio
Chi possiede ciò che non pensavi nemmeno potesse possedersi
Chi è il padrone di quei padroni che non sono i veri padroni
Chi possiede i quartieri residenziali.
Chi succhia le città
Chi fa le leggi
Chi ha fatto Bush presidente
Chi crede che debba sventolare la bandiera confederata
Chi parla di democrazia e intanto mente
CHI/CHI/CHICHI/
Chi è la Bestia delle Rivelazioni
Chi il 666
Chi sa chi decide
Che Gesù sia crocifisso
Chi è il Diavolo davvero
Chi s’è arricchito col genocidio armeno
Chi è il più grosso terrorista
Chi cambia la bibbia
Chi ha ammazzato più gente
Chi fa più del male
Chi non si preoccupa della sopravvivenza
Chi ha le colonie
Chi ha rubato più terra
Chi governa il mondo
Chi dice siamo buoni ma fanno solo del male
Chi il più gran boia
Chi/Chi/Chi
Chi possiede il petrolio
Chi ne vuole ancora di più
Chi ti dice ciò che pensi che dopo scopri è menzogna
Chi/Chi/
Chi ha originato Bin Laden, forse loro, Satana
Chi paga la CIA,
Chi sapeva che la bomba stava per esplodere
Chi sa perché i terroristi
Impararono a volare a San Diego in Florida
Chi sa perché cinque israeliani stavano filmando l’esplosione
E sghignazzavano in faccia alla nazione
Chi ha bisogno di combustibile fossile quando non andrà da nessuna parte
Chi fa le carte di credito
Chi ottiene i maggiori tagli fiscali
Chi ha abbandonato la Conferenza
Contro il Razzismo
Chi ha ammazzato Malcolm, Kennedy e suo fratello
Chi ha ammazzato il Dottor King, chi poteva desiderare una cosa del genere?
Hanno forse a che fare con l’assassinio di Lincoln?
Chi ha invaso Grenada
Chi ha fatto i soldi con l’apartheid
Chi mantiene colonia l’Irlanda
Chi ha sovvertito il Cile e poi il Nicaragua
Chi ha ammazzato David Sibeko, Chris Hani,
gli stessi che hanno ammazzato Biko, Cabral,
Neruda, Allende, Che Guevara, Sandino
Chi ha ammazzato Kabila, quelli che hanno fatto fuori Lumumba,
Mondlane, Betty Shabazz, la principessa D, Ralph
Featherstone, Little Bobby
Chi ha carcerato Mandela, Dhoruba, Geronimo,
Assata, Mumia, Garvey, Dashiell Hammett, Alphaeus Hutton
Chi ha ammazzato Huey Newton, Fred Hampton,
Medgar Evers, Mikey Smith, Walter Rodney
Quelli che hanno cercato di avvelenare Fidel
Chi cercava di mantenere i vietnamiti oppressi
Chi fissò una taglia su Lenin
Chi mandò gli ebrei ai forni
e chi li ha aiutati a mandarceli
Chi disse “Prima l’America”
Ed approvò le stelle gialle
CHI/CHI/
Chi ha ammazzato Rosa Luxemburg, Liebnecht
Chi ha assassinato i Rosemerg
E tutti quegli innocenti assiderati,
torturati, assassinati, svaniti
Chi s’è arricchito su Algeria, Libia, Haiti,
Iran, Iraq, Arabia Saudita, Kuwait, Libano,
Siria, Egitto, Giordania, Palestina,
Chi ha tagliato le mani in Congo
Chi ha inventato l’AIDS Chi metteva i germi
Nelle coperte per gli Indiani
Chi ha escogitato “Il cammino del pianto”
Chi ha bombardato il Maine
& iniziato la Guerra Ispano-Americana
Chi ha riportato Sharon al potere
Chi ha sostenuto Batista, Hitler, Bilbo,
Chiang kai Chek chi CHI C H I/
Chi ha deciso che l’Affirmative Action doveva essere
Ricostruzione, il New Dial, la Nuova Frontiera,
la Grande Società,
Per chi veramente lavora Tom Ass Clarence
Che cacca esce fuori dalla bocca di Colon
Chi sa quanto è schizo Condoliza
Chi paga Connelly per fare il servo muto
Chi ha dato il Premio Genialità all’Homo Locus
Subsidere
Chi ha rovesciato Nkrumah, Bishop,
Chi ha avvelenato Robeson,
chi tenta di mettere DuBois in galera
Chi ha incastrato Rap Jamil al Amin, Chi ha incastrato i Rosenberg, Garvey,
Gli Scottsboro Boys,
Gli Hollywood Ten
Chi ha incendiato il Reichstag
Chi sapeva che il World Trade Center sarebbe stato bombardato
Chi ha detto a 4000 lavoratori israeliani che lavoravano alle Twin Towers
di stare a casa quel giorno
Perché Sharon s’è tenuto alla larga?
/
Chi,Chi, Chi/
esplosione di Gufo dice il giornale
che si poteva vedere la faccia del diavolo
Chi CHI Chi CHI
Chi fa soldi con la guerra
Chi fa grana su paura e menzogne
Chi vuole il mondo così com’è
Chi vuole il mondo governato da imperialismo e oppressione nazionale e terrore
violenza, e fame e povertà.
Chi governa l’inferno?
Chi è il più potente
Chi ha mai visto Dio
Tra quelli che conosci?
Ma tutti hanno visto
Il Diavolo
Come un Gufo che esplode
Nella tua vita nel tuo cervello nel tuo io
Come un Gufo che conosce il diavolo
Tutta la notte, tutto il giorno se ascolti, Come un Gufo
Che esplode in fiamme. Noi sentiamo le domande salire
in una fiamma terribile come il fischietto di un cane pazzo
Come il vomito acido del fuoco dell’inferno
Chi e Chi e Chi chi chi
Chiiii e Chiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!

Traduzione di Raffaella Marzano



domenica 24 maggio 2015

YOUTH

Che Sorrentino fosse il migliore regista italiano su piazza non vi erano dubbi. Youth è un seminario sulla giovinezza tenuto da due anziani. Non la giovinezza anagrafica, ma quella del desiderio, della ricerca, della sperimentazione. Che non finisce mai perché la vita non si ferma neanche quando si finisce in un albergo da fiaba ai piedi delle alpi svizzere e si è accuditi come infanti. Il flusso non si interrompe, le concatenazioni sono sempre all'opera, inaspettate; come nella cena del dialogo muto tra Fred, ex direttore d'orchestra, e le mucche al pascolo o nella passeggiata di Nick con la giovane prostituta. Per cui può capitare che un'algida coppia di anziani tedeschi scopra la felicità di un orgasmo nei boschi, senza dire una parola. Il desiderio che libera, non quello triste indotto dal consumo, erompe dal silenzio. Gli si oppone la brutalità di altri suoni, come ne La Grande Bellezza, prodotti dal rumore di fondo che ci invade. Sorrentino è l'unico autore contemporaneo ad assumere il silenzio come tema del proprio cinema. Qualcosa di simile l'ha sperimentata anni fa Herzog, regista peraltro diversissimo. I due, e prima di loro Leopardi, hanno in comune l'intuizione che per scendere nelle viscere della vita e afferrarne la potenza bisogna salire. Sul Cerro Torre o su una parete artificiale. Non verso dio che non è contemplato, ma in cima al mondo, alla natura.

p.a.


http://www.ilmattino.it/MsgrNews/MED/20150411_c4_sorrentino.jpg

mercoledì 13 maggio 2015

Il gioco che vale la pena giocare

Oggi esistono due possibilità di partecipare al gioco nello spazio pubblico. Una è quella tradizionale legata alla possibilità di influenzare con la partecipazione democratica la governance nazionale che, a sua volta, è alquanto ridimensionata rispetto al passato. Chi può sostenere la piena sovranità di un governo nazionale rispetto alle ragioni del governo finanziario mondiale ? Chi può credere nella sovranità di Renzi, Tzipras, Hollande, ed altri rispetto alle scelte compiute da chi governa gli algoritmi che muovono i capitali a Pechino, Seoul, Londra, New York ? Non che quel gioco abbia perso la sua nobiltà, ma è in larga parte dentro un copione già scritto. Entro due poli: quello positivo assomiglia al modello Germania - capitalismo baltico, quello negativo alla Grecia. Se si fanno bene i compiti si va verso l'uno se si fanno male si va verso l'altro. In Italia, Renzi è probabilmente quanto di meglio si può disporre per vincere in questo gioco.
Vi è poi un altro gioco e riguarda non la governance, ma i corpi, la produzione della soggettività, le forme di vita. E' su questo livello immateriale che agisce il biocapitalismo dei nostri giorni; pur non avendo abbandonato quello materiale ispirato al modello fordista che, tutt'altro che estinto, é trasferito in periferia o nella catena di montaggio della narcoeconomia. Fu Michel Foucault, nei suoi corsi dei primi anni '80 al Collège del France, ad individuare la competizione tra biopotere e biopolitica che resiste. Non si tratta più di conquistare il potere, come pensavano il comunismo classico e il terrorismo anni '70, ma costruire soggettività alternative, liberate. E perché non tornare a studiare il tanto di buono prodotto nel '68 e e seguenti ? Il black power, le comuni, l'esperienza italiana degli indiani metropolitani, il femminismo della differenza. Tutte vicende unite dal lavoro su una trasformazione della soggettività. E' ciò che spiega il successo degli attuali fondamentalismi, a cominciare da quello iraniano del '79,  cartografato da Foucault con i suoi articoli sul Corriere della sera. Si tratta di spostarlo dal terreno teocratico, che da noi assume il volto identitario e razzista, a quello della liberazione. Cominciando ad aprire una discussione sulle pratiche possibili. Qui ed ora.
p.a.

http://irvine-cct.wikispaces.com/file/view/erykah.png/394862950/erykah.png

lunedì 4 maggio 2015

Il politico è privato (A. Savater da urgeurge)


Pubblichiamo la parte finale del saggio di Armando Savater, Riaprire la questione rivoluzionaria, apparso su


 (...)

Le comuni

La politica classica propaga il deserto perché è separata dalla vita: si fa in un altro luogo con altri codici in altri tempi… Fa il vuoto (astrazione dei mondi sensibili per governare) e quindi lo estende. La rivoluzione sarebbe al contrario un processo di ripopolamento del mondo: la vita allora potrebbe affiorare, dispiegandosi e autorganizzandosi da sola, nella sua irriducibile pluralità.
Il CI chiama “comune” la forma in cui si potrebbe realizzare questo dispiegamento autorganizzato della vita. La parola “comune” ha almeno due sensi (oltre l’evocazione storica): una relazione sociale e un territorio.
La comune è da un lato, un tipo di legame: di fronte all’idea esistenziale secondo cui ciascuno ha la sua vita. la comune è il patto, il giuramento, l’impegno di affrontare il mondo uniti.
D’altro lato è un territorio. Luoghi vivi in cui si iscrive fisicamente un certo tipo di condivisione, la materializzazione di un desiderio di vita comune.
Il CI propone allora di formare delle tribù, delle bande? Non esattamente, perché la comune è diversa dalla comunità, non vive rinchiusa e isolata, altrimenti si cristallizza e muore, ma sempre attenta a quel che le sfugge e la supera, in una relazione positiva con il di fuori. Né mezzi per un fine, né fini in se stesse le comuni seguono una logica di espansione e non di autoaccentramento.
Stiamo parlando di politica locale, di quartiere? Non esattamente, perché il territorio della comune non è dato anticipatamente, non preesiste, ma è la comune che lo attiva, crea e delinea, e il territorio offre rifugio.
Il territorio della comune non ha limiti fissi, è una geografia mobile e variabile, una costruzione permanente. Un gruppo di amici può essere una comune, una cooperativa può esserlo, un collettivo, un quartiere. Forse per capire meglio la proposta del CI è utile vedere il contrasto con la politica classica.
Se la concezione classica ci fa pensare che la politica si svolge in un luogo astratto e separata dalla vita, un luogo eccezione che richiede un tipo di sapere ugualmente eccezionale, la comune si costruisce dove uno sta, a partire da quel che rende la vita rilevante, a partire dalle relazioni che ci sono, ricombinando i saperi esistenti, dovunque si trovi il corpo, il desiderio e l’attenzione. Si tratta di politicizzare la vita, non di mobilitarsi.
Se la concezione classica ci fa pensare che la politica è guidata da una mappa precostituita (la sinistra contro la destra, il proletariato contro la borghesia) le comuni disegnano delle loro mappe e decidono con chi cooperare e con chi scontrarsi situazione per situazione, punto per punto secondo una logica della strategia e non una logica dialettica, ovvero partendo dall’amicizia (incremento della potenza nell’incontro) e non dell’inimicizia (unificazione per designazione di un nemico comune). Amici e nemici che non sono entità astratte o ideologiche, ma sono concreti e situati, con i quali abbiamo contatto, dei quali abbiamo esperienza, che aumentano oppure ostacolano la nostra potenza. Se la concezione classica ci fa pensare che organizzarsi equivale ad affiliarsi o partecipare in una struttura unica, con un comando centralizzato, linee dall’alto al basso, cinghie di trasmissione, formalismi omogenei, le comuni piuttosto si compongono, si connettono, comunicano, si incrociano cooperano e collidono senza articolarsi in una fantasmatica unità, altrettanto plurali come lo sono le forme di vita sulla terra.
Il problema dell’organizzazione è quindi il problema di pensare come circola l’eterogeneo, non come si struttura l’omogeneo. La sfida di inventare forme e dispositivi di traduzione, momenti e spazi di incontro, legami trasversali, intercambiabili, occasioni di cooperazione eccetera.
L’universale non si costruisce mettendo fra parentesi il particolare (situato, singolare), ma per approfondimento, per intensificazione del particolare. In ogni situazione c’è il mondo intero, se ci diamo il tempo per trovarlo Sarebbe difficile per esempio pensare a una esperienza dotata di maggiore capacità di interpolazione e al tempo stesso iscritta tanto profondamente nel suo territorio come lo zapatismo. Come dice il poeta Miguel Torga, “lo universal es lo local sin los muros”.
L’organizzazione più importante, finalmente, è la vita quotidiana stesa in quando rete di relazioni suscettibile di attivarsi politicamente qui o là. Quanto più densa è la rete, quanto maggior qualità hanno le relazioni, maggiore è la potenza politica di una società.

 Elogio del tatto

Anche le rivoluzioni si sono pensate a partire del paradigma di governo: un soggetto contrapposto al mondo (l’avanguardia) che lo spinge nella buona direzione; il pensiero come scienza e sapere con le maiuscole: l’azione come applicazione di questo sapere; la realtà come materia informe da modellare; il processo rivoluzionario come sottile aggiustamento del rapporto tra mezzi e fini.
Forzare le cose dall’esterno: le rivoluzioni che si fanno da questo punto di vista finiscono in un disastro e bruciano i rivoluzionari nel volontarismo. Essere militanti, nel paradigma di governo implica lo star sempre incazzati con quello che accade perché non è quello che dovrebbe accadere; sempre rimproverando gli altri perché non si interessano di ciò di cui dovrebbero; sempre frustrati perché nell’esistente manca questo e quello: sempre angosciati perché la realtà sta permanentemente nella direzione sbagliata e occorre dirigerla, indirizzarlo. In questo modo non si impara nulla dalla situazione, non si confida nelle forze stesse del mondo.
Ci sarebbe un altro percorso. Imparare ad abitare pienamente, invece che governare, un processo di mutamento. Lasciarsi trasformare dalla realtà, per poterla trasformare alla volta. Darsi tempo per imparare i possibili che si aprono in questo o quel momento In questo senso il CI afferma che “il tatto è la virtù rivoluzionaria cardinale”. Se la rivoluzione è l’incremento dei potenziali iscritti nelle situazione, il contatto è insieme quel che ci permette di sentire da dove sta circolando la potenza dil modo di accompagnarla senza forzarla, con attenzione. Di questa sensibilità abbiamo bisogno più che di mille corsi di formazione politica.
“L’intelligenza strategica nasce dal cuore… incomprensione, negligenza e impazienza: il nemico sta qui.”

mercoledì 29 aprile 2015

La scuola del comune

La "Buona scuola" non cambierà molto la scuola italiana. Né la peggiorerà perché in senso generale non c'è nulla da peggiorare o migliorare. In realtà non esiste la scuola italiana, esistono le scuole con il lavoro dei docenti, lo scarso interesse degli studenti, la proposta culturale. Talvolta soffocate dalla polvere, altre volte incredibilmente vive, forti, appassionanti. L'unica vera riforma è il formarsi delle scuole intorno ad un progetto comune docenti - studenti, autonomo, condiviso, partecipato. Fatti salvi pochi punti comuni e la dotazione finanziaria pubblica, la buona scuola che immaginiamo è espressione del comune auto organizzato (orari, materie, gestione edifici). Né pubblica, tanto meno statale, né privata (paolo allegrezza).

https://cinemanut.files.wordpress.com/2012/12/zero-de-conduite-pillow-fight.jpg

domenica 5 aprile 2015

Ciò che conta per l'Occidente

Faccenda complessa assai, quella posta da Agamben. Francesco, se mi ricordo bene, cerca di vedere l'uso come ethos, forma di vita e di comunità. Ma tutto questa problematica ci riporta alla falsa universalità dello Stato moderno e all'individualismo e atomismo della società borghese: l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, e alla proprietà, da una parte e la società dell'egoismo e delle particolarità reali dall'altra (e da qui arriviamo, anzi siamo a Marx e la faccenda si complica-arricchisce). Comunque molto interessante, ripartire da Francesco, dalla comunità per rompere il nocciolo duro dell'ego: "la sola Causa che conta in Occidente rischia di essere quella dell'affermazione solitaria del proprio Ego". (M. Recalcati, la Repubblica, p.13 sab/28/3/15). Lo direbbe anche il Papa.

Francesco Scarnati