A proposito del burkini. Si è liberi se si è nella possibilità di indossare il burkini su una qualsiasi spiaggia occidentale e lo si è pure quando si firmano contratti di lavoro in cui ci si impegna a rinunciare alla maternità ? O si finisce al call center con la laurea ? O si nasce a Taranto ? O si è anziani con pensione al minimo ? O si è bianchi e liberi a Scampia ? O si è espulsi dalle scuole ?
#ilmiglioredeimondipossibile è la traduzione dell'idea liberale di libertà ?
venerdì 19 agosto 2016
mercoledì 17 agosto 2016
#ilmiglioredeimondipossibile?
Scenari clintoniani dell'Italicum: alleanza PD - Forza Italia parisizzata senza Lega e Fratelli d'Italia al secondo turno, alternativa a 5s. #ilmiglioredeimondipossibile?
domenica 14 agosto 2016
Michele Longo: la personale il 10 settembre
Il 10 settembre presso la chiesa di Santa Maria (Ponzano romano) si inaugura "Viaggio in treno", la personale di Michele Longo. Già esponente del gruppo NA6, protagonista dell'avanguardia napoletana degli anni '60, in seguito anche in pubblicità e nella scenografia teatrale. "Viaggio in teeno" rimanda ad un lungo percorso di ricerca e ai suoi imprevedibili esiti. Di seguito pubblichiamo l'intervento di Paolo Allegrezza inserito in catalogo.
Avanguardie e movimenti
L’inizio degli anni ‘60 segna per l’Italia l’avvio di una lunga fase di fermento politico e creativo destinato ad esaurirsi solo alla fine del decennio successivo. Dopo il delitto Moro tutto cambiò: i movimenti si ritrovarono stretti nella tenaglia repressiva innescata dal terrorismo, il più grande partito comunista d’occidente si avvitò in una lunga crisi scaturita dall’esaurimento del progetto berlingueriano di compromesso storico. In letteratura il ripiegamento delle avanguardie, fece il paio con il disimpegno, tra il neo ermetismo dei “poeti” innamorati e il divertissement colto sperimentato da Eco ne "Il nome della rosa" (1980). In arte uno scenario più sfumato. Il lancio della transavanguardia nel '79 non ripudiò la sperimentazione ma ne proclamò il superamento in nome del ritorno alla pittura.
Alla fine degli anni '50 l’arte e la letteratura avevano anticipato le istanze di cambiamento destinate ad esplodere negli anni successivi. Già nel ’56 usciva “Laborintus” di Sanguineti, a Napoli, si sviluppava l’esperienza della poesia visiva e del “Gruppo '58”, presto seguita da "Gruppo NA6” e “Operativo 64”, spinti dall’attivismo critico di Lucio Amelio e Achille Bonito Oliva; mentre sulle pagine de “Il Verri” si formava il nucleo di poeti e critici protagonisti della neo avanguardia e a Milano Piero Manzoni esponeva la sua Merda d’artista, a Roma la Scuola di Piazza del popolo di lì a poco si muoverà tra pop, provocazione, critica della società di massa. Nel frattempo, tutto si era messo in movimento. Nel Luglio ‘60 le piazze italiane furono scosse da una imponente mobilitazione anti fascista che, duramente repressa, di fatto mise fine al centrismo, nel ‘62 la riapertura del conflitto
alla Fiat, culminata negli scontri di Piazza Statuto, assunse come parola d’ordine la riduzione dell'orario di lavoro.
Se l’autunno caldo del ’69 aveva avuto le sue premesse nelle lotte di inizio decennio, il ‘68 studentesco fu annunciato da segnali di insubordinazione nelle scuole e nelle università: la vicenda milanese della Zanzara (‘66), l’occupazione dell’università di Torino nel novembre ’67. Il ‘68 italiano, esperienza unica in occidente, non fu fenomeno relegato al mondo studentesco ma coinvolse il lavoro, i quartieri, le famiglie, le vite. Alla spinta desiderante impersonata dai movimenti, l’arte, la letteratura, la musica non potevano rimanere estranee. La contestazione alla biennale veneziana del ‘68, con il rifiuto di molti artisti di presentare le proprie opere, ben simboleggia questa fase. Negli anni ‘70 l’onda rimane alta. Mentre Napoli consolida la sua presenza sulla scena dell’arte contemporanea, grazie ad una vera e propria rete espositiva, a Roma sorgono spazi autogestiti e gallerie attraverso cui passa il flusso di linguaggi, stili, tipico di quegli anni. Tra performance, neo pop, arte povera si ramificano percorsi eterodossi e contaminati.
Nei decenni successivi tutto ciò si perderà. Il dilagare dell’estetico in pubblicità e poi nei new media
ha la sua premessa nell’accettazione dell’esistente, nel disincanto, nel cinismo; si afferma una frammentazione segnata dall'individualismo (niente più manifesti, gruppi, dialogo fra artisti, letterati, musicisti) che, abbandonata ogni ambizione sovversiva, finisce per esaurirsi sovente nella maniera. Il video e le istallazioni assumono ormai piena centralità, ma ciò che emerge è la resa al mercato, allo spettacolo, al mero gesto autoreferenziale.
Il lavoro di alcuni artisti impostisi negli ultimi anni all'attenzione mediatica - Christo, Ai Weiwei, Maurizio Cattelan, William Kentridge - è l’annuncio che un nuovo incontro tra arte e cambiamento può essere realizzato. Anche guardando al paesaggio, come in questi ultimi lavori di Michele Longo in cui le diverse percezioni visive divengono allegoria di un fuori che riguarda tutti.
Avanguardie e movimenti
L’inizio degli anni ‘60 segna per l’Italia l’avvio di una lunga fase di fermento politico e creativo destinato ad esaurirsi solo alla fine del decennio successivo. Dopo il delitto Moro tutto cambiò: i movimenti si ritrovarono stretti nella tenaglia repressiva innescata dal terrorismo, il più grande partito comunista d’occidente si avvitò in una lunga crisi scaturita dall’esaurimento del progetto berlingueriano di compromesso storico. In letteratura il ripiegamento delle avanguardie, fece il paio con il disimpegno, tra il neo ermetismo dei “poeti” innamorati e il divertissement colto sperimentato da Eco ne "Il nome della rosa" (1980). In arte uno scenario più sfumato. Il lancio della transavanguardia nel '79 non ripudiò la sperimentazione ma ne proclamò il superamento in nome del ritorno alla pittura.
Alla fine degli anni '50 l’arte e la letteratura avevano anticipato le istanze di cambiamento destinate ad esplodere negli anni successivi. Già nel ’56 usciva “Laborintus” di Sanguineti, a Napoli, si sviluppava l’esperienza della poesia visiva e del “Gruppo '58”, presto seguita da "Gruppo NA6” e “Operativo 64”, spinti dall’attivismo critico di Lucio Amelio e Achille Bonito Oliva; mentre sulle pagine de “Il Verri” si formava il nucleo di poeti e critici protagonisti della neo avanguardia e a Milano Piero Manzoni esponeva la sua Merda d’artista, a Roma la Scuola di Piazza del popolo di lì a poco si muoverà tra pop, provocazione, critica della società di massa. Nel frattempo, tutto si era messo in movimento. Nel Luglio ‘60 le piazze italiane furono scosse da una imponente mobilitazione anti fascista che, duramente repressa, di fatto mise fine al centrismo, nel ‘62 la riapertura del conflitto
alla Fiat, culminata negli scontri di Piazza Statuto, assunse come parola d’ordine la riduzione dell'orario di lavoro.
Se l’autunno caldo del ’69 aveva avuto le sue premesse nelle lotte di inizio decennio, il ‘68 studentesco fu annunciato da segnali di insubordinazione nelle scuole e nelle università: la vicenda milanese della Zanzara (‘66), l’occupazione dell’università di Torino nel novembre ’67. Il ‘68 italiano, esperienza unica in occidente, non fu fenomeno relegato al mondo studentesco ma coinvolse il lavoro, i quartieri, le famiglie, le vite. Alla spinta desiderante impersonata dai movimenti, l’arte, la letteratura, la musica non potevano rimanere estranee. La contestazione alla biennale veneziana del ‘68, con il rifiuto di molti artisti di presentare le proprie opere, ben simboleggia questa fase. Negli anni ‘70 l’onda rimane alta. Mentre Napoli consolida la sua presenza sulla scena dell’arte contemporanea, grazie ad una vera e propria rete espositiva, a Roma sorgono spazi autogestiti e gallerie attraverso cui passa il flusso di linguaggi, stili, tipico di quegli anni. Tra performance, neo pop, arte povera si ramificano percorsi eterodossi e contaminati.
Nei decenni successivi tutto ciò si perderà. Il dilagare dell’estetico in pubblicità e poi nei new media
ha la sua premessa nell’accettazione dell’esistente, nel disincanto, nel cinismo; si afferma una frammentazione segnata dall'individualismo (niente più manifesti, gruppi, dialogo fra artisti, letterati, musicisti) che, abbandonata ogni ambizione sovversiva, finisce per esaurirsi sovente nella maniera. Il video e le istallazioni assumono ormai piena centralità, ma ciò che emerge è la resa al mercato, allo spettacolo, al mero gesto autoreferenziale.
Il lavoro di alcuni artisti impostisi negli ultimi anni all'attenzione mediatica - Christo, Ai Weiwei, Maurizio Cattelan, William Kentridge - è l’annuncio che un nuovo incontro tra arte e cambiamento può essere realizzato. Anche guardando al paesaggio, come in questi ultimi lavori di Michele Longo in cui le diverse percezioni visive divengono allegoria di un fuori che riguarda tutti.
mercoledì 20 luglio 2016
Ricordate il Mugello ?
Che i capolista bloccati costituiscano il punto più debole dell'Italicum è four di dubbio. Ma che il collegio uninominale sia di per sé garanzia di autonomia dalle segreterie dei partiti è una leggenda. Nel '97, D'Alema segretario del Pds, Antonio Di Pietro fu presentato nel Mugello, collegio storico della sinistra laddove anche il cavallo di Caligola sarebbe stato eletto. E forse avrebbe dato migliore prova di sé.
Italicum, Acerbo, Legge truffa. Tanto per chiarire
L'Italicum potrà non essere una buona legge, ma il paragone con la legge Acerbo e la legge truffa del '53 non regge. La Acerbo prevedeva un premio di due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto almeno il 25% dei voti validi, la legge truffa assegnava il 65% dei seggi a chi avesse superato il 50% più uno dei voti validi. Entrambe le leggi prevedevano il turno unico.
L'Italicum prevede un premio del 55% a chi, ipotesi più che remota superi il 40% al primo turno, oppure alla lista vincente del ballottaggio.
Per inciso, la battaglia contro la legge truffa fu uno degli errori storici del Pci perché precluse ogni possibilità di sinistra di governo mantenendo gli equivoci del partito nel sistema e contro il sistema.
L'Italicum prevede un premio del 55% a chi, ipotesi più che remota superi il 40% al primo turno, oppure alla lista vincente del ballottaggio.
Per inciso, la battaglia contro la legge truffa fu uno degli errori storici del Pci perché precluse ogni possibilità di sinistra di governo mantenendo gli equivoci del partito nel sistema e contro il sistema.
giovedì 14 aprile 2016
Avanguardie: Michele Longo e il gruppo NA/6
Dalla fine degli anni '50 l'arte a Napoli visse una stagione molto intensa. Prima il Gruppo '58 (Biasi, Colucci, Castellano-Luca, Del Pezzo, Di Bello, Fergola, Persico), poi Na/6 (Dentale, Gennaro, Lista,Longo, Piersanti, Torre), la poesia visiva sperimentata, tra gli altri, da Bonito Oliva, la presenza di galleristi illuminati come Lucio Amelio. Ricerca, rifiuto della retorica, anti figurativismo, impegno civile, ne furono i valori di riferimento. Di seguito il manifesto della mostra tenuta da Na/6 a Firenze nel '62 (con presentazione di Carlo Giulio Argan) e alcune opere di Michele Longo, uno dei protagonisti di quel fermento. Le presentiamo come anticipazione di una mostra che Longo sta preparando e la cui inaugurazione è prevista a maggio 2016. Ne riparleremo.
giovedì 24 marzo 2016
Paul Gilroy, la fine dell'occidente
Paul Gilroy, spiega come sia necessaria una sintesi postumanista e postcoloniale.
Paul Gilroy - Postcolonial Critique and the End of the West - keynote - 05/11/2009 from Former West on Vimeo.
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